Affreschi di Giovanni d’Alemagna tornano alla luce a Padova: svelata la cappella di San Massimo

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Dopo un lungo cantiere, la piccola cappella del Palazzo vescovile di Padova torna visibile al pubblico e alla comunità. Il restauro ha riportato alla luce tracce preziose di pitture quattrocentesche, offrendo nuovi elementi per la storia dell’arte veneziano-padovana.

Riapertura e visite: date, costi e prenotazioni

La Cappella di San Massimo è stata presentata ufficialmente martedì 29 settembre 2026. Per celebrare l’intervento, sono previste aperture straordinarie al pubblico.

La prenotazione è obbligatoria. Il biglietto, dal costo di 20 euro, include anche l’ingresso al Museo diocesano. Il ricavato verrà interamente destinato al progetto “Mi sta a cuore. Per Tiepolo e san Massimo”, volto al restauro di tre tele di Giambattista Tiepolo per la chiesa di San Massimo.

Gruppo di visitatori in una piccola cappella durante una visita guidata
Visite guidate straordinarie alla Cappella di San Massimo, prenotazione obbligatoria.

Scoperta degli affreschi: un ritrovamento che cambia prospettive

Il restauro ha messo in luce lacerti pittorici databili al 1437. Questi frammenti arricchiscono la conoscenza della produzione artistica tra Padova e Venezia negli anni trenta del Quattrocento. Tra gli elementi emersi vi sono scene della vita di Cristo, decorazioni floreali e ritratti sacri in clipei sulle arcate.

Autore e contesto storico

Le pitture sono state attribuite a Giovanni d’Alemagna, noto anche come Giovanni da Ulma. Documenti d’archivio collegano l’affidamento dei lavori a un contratto stipulato il 25 febbraio 1437. I frammenti confermano la figura dell’artista prima del suo sodalizio con Antonio Vivarini e offrono confronti utili con la perduta decorazione della cappella Ovetari.

Descrizione dell’ambiente e della decorazione

La cappella si sviluppa in due campate quadrate con volte a crociera. All’estremità orientale si apre una piccola abside semicircolare. Elementi di rilievo:

  • Peducci decorati con motivi vegetali e stemma del vescovo Pietro Donato.
  • Volte affrescate con episodi cristologici nelle lunette.
  • Sette clipei con profeti sull’arco che separa le campate.
  • Un velario dipinto e figure monocrome delle virtù nell’abside.

Un’iscrizione sull’architrave ricorda la fondazione del 1432 e il nome del committente: Pietro Donato.

Dettaglio di archi con frammenti di affresco e decorazioni floreali
Frammenti pittorici e decorazioni sulle arcate della cappella.

Iconografia e dettagli pittorici

Nelle due crociere compaiono figure sacre organizzate secondo una precisa scansione:

  • Prima crociera: quattro Padri della Chiesa affiancati da angeli.
  • Seconda crociera: probabilmente i quattro evangelisti con angeli.
  • Abside: stemma vescovile, motivi floreali, la Fortezza tra le virtù e tracce di santi su fondo dorato.

Le pareti laterali mostrano una decorazione a tre registri: lunette in alto, episodi biblici al centro e specchiature marmoree in basso.

Stile e transizione artistica: dal gotico al primo Rinascimento

I frammenti rivelano un artista sensibile sia alla tradizione del Gotico internazionale sia alle novità emergenti. I fondali dorati e gli ornati metallici testimoniano una continuità con la cultura gotica. Al tempo stesso, paesaggi più spaziosi, cieli atmosferici e corpi modellati in volume mostrano un’avanzata verso un linguaggio rinascimentale.
Questa coesistenza di elementi rende il ciclo fondamentale per comprendere la fase di passaggio nella pittura veneta degli anni Trenta del Quattrocento.

Il progetto di restauro: team e finanziamenti

Il recupero è stato possibile grazie alla collaborazione tra istituzioni e professionisti. Tra i protagonisti:

  1. Andrea Nante, direttore del Museo diocesano, che aveva individuato gli spazi già nel 2007.
  2. Servizio diocesano per l’arte sacra e beni ecclesiastici.
  3. Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per Padova, Treviso e Belluno.
  4. Restauratori: Giordano e Guglielmo Passarella; Fabio Dupré; Stefania Scabia di Passarella Restauri srl.

Hanno contribuito inoltre aziende e professionisti che hanno offerto prestazioni gratuite o in parte: Antica Fornace Carraro, Borin Arte del Restauro, Cacco Serramenti, il fotografo Mauro Magliani, Studio associato 7 11 progetti e Exenia Illuminazione. Il finanziamento principale è arrivato dai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica.

Cosa dicono gli studiosi e il vescovo

Secondo il direttore del Museo diocesano, il ciclo di affreschi permette di ricostruire la fisionomia artistica del pittore tedesco negli anni Trenta. Le opere mostrano riferimenti locali e una ricettività alle innovazioni presenti a Padova e in laguna.
Il vescovo Claudio Cipolla ha raccontato che l’avvio del progetto è nato dal desiderio di restituire all’episcopio un luogo di preghiera per la comunità dei presbiteri. Per lui, il restauro è stato un percorso fatto di scoperte, cura meticolosa e devozione alla memoria storica.

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