Campanile di Giotto in restauro con ponteggio da 86 metri: salva anche i falchi pellegrini

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È stato completato il ponteggio che avvia il restauro integrale del Campanile di Giotto a Firenze. La struttura provvisionale è pensata per ridurre l’impatto visivo, garantire sicurezza e permettere la continuità delle visite durante i lavori.

Ponteggio su misura: dimensioni, tempi e scelta tecnica

La copertura in acciaio raggiunge i 86 metri di altezza. Il Campanile misura 89,20 metri, che diventano 109 metri con la croce. La montatura è stata realizzata in poco più di quattro mesi.

Ponteggio in acciaio avvolge un campanile, viste dei piani di lavoro
Il ponteggio modulare in acciaio che raggiunge gli 86 metri.

Il sistema adottato è un ponteggio modulare Layher, scelto per adattarsi alle geometrie complesse del monumento.

  • Adattabilità alle sporgenze e ai nicchioni.
  • Piani di lavoro calibrati per gli operatori.
  • Maggior sicurezza rispetto ai ponteggi tradizionali a tubi e giunti.

Obiettivi dell’intervento e risorse economiche

Si tratta del primo restauro complessivo del Campanile nella sua storia recente. L’intervento durerà circa cinque anni.

Il progetto è finanziato interamente dall’Opera di Santa Maria del Fiore con un investimento superiore ai 7 milioni di euro. La Soprintendenza vigilerà sull’intervento.

Modalità di lavoro: restauro per fasi e fruizione pubblica

Il cantiere è progettato per procedere dall’alto verso il basso. Questo permette di mostrare progressivamente le parti già restaurate.

  • Mantenimento delle visite turistiche durante i lavori.
  • Riduzione dell’impatto visivo per i cittadini e i visitatori.
  • Impiego di attrezzature riutilizzabili per cantieri futuri.

Stato di conservazione: materiali e criticità

Le superfici esterne sono rivestite in marmo bianco, Verde di Prato e rosso di Cintoia. Il degrado è evidente soprattutto negli elementi aggettanti della terrazza sommitale.

Le cause principali del deterioramento sono molteplici.

  • Inquinamento atmosferico e accumulo di particolato.
  • Precipitazioni acide e dilavamento.
  • Radiazione solare e variazioni termo-igrometriche.
  • Attività biologica e colonizzazioni di microrganismi.
  • Vibrazioni meccaniche e problemi legati agli ancoraggi.

Zone più vulnerabili

Le facciate nord e ovest richiedono particolare attenzione. Non hanno ricevuto interventi significativi nel Novecento e presentano condizioni microclimatiche sfavorevoli.

  • La facciata nord trattiene umidità e favorisce sali e croste nere.
  • La terrazza sommitale mostra mensole usurate e decorazioni danneggiate.
  • All’interno si osservano usura antropica e segni di vandalismo.

Programma diagnostico e tecniche di restauro

Prima delle operazioni pratiche è prevista una fase di studio molto approfondita. Si eseguiranno rilievi, mappature e prove in situ e in laboratorio.

Gli interventi comprenderanno varie tipologie di operazioni.

  1. Rimozione di depositi superficiali, croste nere e incrostazioni.
  2. Trattamenti biologici e puliture calibrate.
  3. Consolidamenti superficiali e profondi mediante iniezioni mirate.
  4. Ricollocamento di frammenti e stuccature con malte a base di calce e polveri di marmo.
  5. Eventuale applicazione di trattamenti protettivi compatibili.

La scelta delle tecniche dipenderà dai risultati delle prove preliminari. L’idea guida è preservare la materia originale e rispettare le patine storiche.

Approccio multidisciplinare e sicurezza strutturale

Il progetto combina ingegneria strutturale, monitoraggi tecnologici e sistemi di sicurezza. Questo approccio mira a gestire la complessità dell’opera.

Saranno verificate lesioni, fratture e microfessure per valutare eventuali criticità strutturali, anche in relazione alla sismicità.

Tutela della fauna: la vicenda dei falchi pellegrini

La realizzazione del cantiere ha previsto misure specifiche per la fauna nidificante. L’Opera ha collaborato con Lipu e specialisti del settore.

Falco pellegrino su una sporgenza di un edificio storico durante la cova
Misure per proteggere i falchi pellegrini durante il montaggio del ponteggio.

Prima di montare il ponteggio è stata effettuata una mappatura fotografica delle 149 buche pontaie. Il controllo ha rivelato una femmina di falco pellegrino impegnata nella cova sulla sommità del lato occidentale.

Si è deciso di rimodulare i tempi del montaggio per evitare interferenze. La scelta ha permesso la schiusa e la crescita di tre pulli, poi usciti dal nido.

Ruoli e responsabilità del progetto

La direzione del cantiere è a cura dell’Opera di Santa Maria del Fiore, con il coinvolgimento di Tecno System Appalti e Layher S.p.A. La Soprintendenza seguirà i lavori con alta sorveglianza.

Samuele Caciagli, responsabile tecnico dell’Opera, sottolinea l’importanza di un cantiere che non alteri l’equilibrio statico del monumento e che utilizzi materiali recuperabili.

Focus conservativo: criteri di intervento e materiali

Le reintegrazioni mireranno alla riconoscibilità e compatibilità con l’originale. Per le lacune si useranno malte a base di calce e polveri marmoree calibrate per colore e granulometria.

  • Stuccatura e sigillatura di giunti e lacune.
  • Ricostruzione di parti mancanti solo quando necessario.
  • Uso di prodotti consolidanti dopo prove preliminari.

Monitoraggio e durabilità

I trattamenti finali, se compatibili, avranno lo scopo di migliorare la durabilità delle superfici. Ogni scelta sarà documentata e basata su test specifici.

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