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Il prezzo del caffè è tornato sotto i riflettori: dopo i record del 2025, segnati da siccità e raccolti magri, i mercati registrano ora una tendenza al ribasso. Ma il calo delle quotazioni all’ingrosso non garantisce un risparmio immediato per chi beve la tazzina ogni mattina.
Le ragioni dietro la discesa delle quotazioni
I fondamentali dell’offerta hanno cambiato lo scenario. Previsioni aggiornate indicano un forte recupero dei raccolti nei principali Paesi produttori.
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- Brasile: il raccolto 2026-2027 è atteso in aumento del 17,1% rispetto all’anno precedente.
- Vietnam: si passa da anni di scarsità a prospettive di surplus produttivo.
- Il risultato: i prezzi potrebbero scendere fino a circa 2 dollari per libbra, ben lontani dal picco di 4,40 dollari del febbraio 2025.
Questa crescita dell’offerta ha riportato volatilità e pressioni ribassiste sui mercati delle materie prime.
Perché la tazzina non costa subito meno
La trasmissione del calo dei prezzi lungo la filiera non è istantanea. Servono tempi e passaggi che ritardano l’impatto al consumo.
- Contratti a termine e coperture (hedging) mantengono i prezzi all’ingrosso più stabili.
- Processi di torrefazione e stoccaggio richiedono tempo prima che i risparmi arrivino al retail.
- Costi logistici e del carburante possono annullare parte del beneficio sui prezzi.
- Regolamentazioni e controlli sulla sostenibilità aggiungono spese operative.
Gli analisti stimano che occorreranno circa nove mesi perché il calo si rifletta pienamente sul prezzo al dettaglio della tazzina.
Impatto sui grandi marchi e sulle performance aziendali
I colossi del settore hanno sofferto durante la fase di prezzi alti. Ora devono rivedere strategie e margini.
- Keurig Dr Pepper ha registrato una crescita delle vendite di soli 0,6% nel 2025, penalizzata dai costi elevati.
- Nestlé ha visto una compressione dei margini, soprattutto nella seconda metà del 2025.
- JDE Peet’s e altri operatori hanno affrontato difficoltà simili a causa della volatilità.
Come rispondono le aziende
I manager parlano di due tendenze consumistiche opposte: premiumizzazione e ricerca di valore.
- Offerte premium: spostare parte del portafoglio verso prodotti di fascia alta.
- Prodotti economici e bundle: aumentare le proposte a valore per i consumatori attenti al budget.
- Diversificazione: mix di brand e canali per bilanciare margini e volume.
- Ottimizzazione della supply chain: riduzione dei costi logistici e rinegoziazione dei contratti.
Fattori esterni che possono ribaltare il quadro
Non solo raccolti e domanda. Rischi geopolitici e normative possono pesare sui costi e sulle forniture.
- Conflitto in Iran: impatti indiretti possibili sui costi di trasporto e sui tempi di consegna.
- Aumento del prezzo del carburante: ricadute sui costi di raccolta e spedizione.
- EUDR (Regolamento Ue sui prodotti a deforestazione zero): nuove compliance per produttori e marchi di caffè solubile.
- Dazi e politiche commerciali: misure passate hanno già influenzato il flusso commerciale.
In breve, anche se la produzione cresce, il mercato resta soggetto a shock esterni che possono complicare la discesa dei prezzi.
Fattori che modellano il prezzo finale della tazzina
Il prezzo pagato dal consumatore è il risultato di molti elementi lungo la filiera. Non basta osservare la quotazione all’ingrosso.
- Prezzo verde del caffè e contratti futures
- Costi di lavorazione e torrefazione
- Imballaggio e distribuzione
- Margini di catene retail e bar
- Tasse, dazi e adempimenti normativi
- Inflazione e potere d’acquisto dei consumatori
Ognuno di questi passaggi può assorbire parte del risparmio derivante dalla riduzione delle quotazioni.
Cosa guardare nelle prossime settimane
Per chi segue il mercato del caffè, alcuni indicatori saranno particolarmente utili per capire l’evoluzione dei prezzi.
- Dati sui raccolti in Brasile e Vietnam.
- Quotazioni sulle borse delle materie prime.
- Andamento dei costi di trasporto e del petrolio.
- Decisioni normative e aggiornamenti sull’EUDR.
- Report trimestrali dei grandi produttori e torrefattori.












