Lidl: pubblicità del croissant bannata nel Regno Unito

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La stretta britannica sulla pubblicità del cibo spazzatura si fa sentire e ha già colpito due catene note. In poche righe, l’Advertising Standards Authority ha ritenuto irregolari campagne pubblicitarie diffuse online da Lidl e da Iceland.

ASA: le decisioni che hanno riguardato Lidl e Iceland

Mercoledì 14 aprile l’Advertising Standards Authority (ASA) ha giudicato in violazione le comunicazioni di due supermercati.

  • Lidl Irlanda del Nord è stata coinvolta in un post con Emma Kearney, influencer con oltre 274.000 follower. Nel video si vedeva la creator mordere un viennoiserie venduto dal supermercato.
  • Iceland ha pubblicato un banner sul Daily Mail che mostrava caramelle e cioccolatini disponibili nei suoi negozi. L’ASA ha ritenuto quel contenuto non conforme alle nuove regole.

Le reazioni sono arrivate rapidamente. L’influencer ha detto di essere sorpresa e divertita per il clamore, chiarendo di non essere un dipendente del supermercato. Lidl, invece, ha ammesso l’errore e ha detto di aver parlato con il social media manager coinvolto.

Come funziona la legge anti-junk food nel Regno Unito

La normativa è entrata pienamente in vigore il 5 gennaio 2026 e introduce limiti severi alla pubblicità di alimenti ad alto contenuto di grassi, zuccheri e sale.

Canali e fasce orarie vietate

  • Televisione e servizi on demand: restrizioni nelle fasce serali.
  • Online a pagamento: divieto totale 24 ore su 24 per social, banner e contenuti sponsorizzati.

Il divieto è pensato per ridurre l’esposizione dei minori a messaggi commerciali su prodotti poco salutari.

Quali alimenti rientrano nel divieto e come si valuta

Per stabilire se un prodotto sia vietato si usa un modello di profilazione nutrizionale. Questo sistema assegna punteggi in base a calorie, zuccheri, grassi saturi e sale.

  • Prodotti tipicamente inclusi: snack salati, dolci industriali, gelati.
  • Altri esempi: cereali zuccherati, panini elaborati e croissant.
  • Bevande zuccherate e fast food rientrano nel calcolo.

Il criterio non è solo il tipo di prodotto, ma il punteggio complessivo che riceve nel modello nutrizionale.

Punti critici e scappatoie della normativa

La legge lascia alcuni margini che generano incertezze per aziende e influencer.

  • È permessa la brand advertising se non mostra in modo riconoscibile il singolo prodotto classificato come HFSS.
  • Le foto organiche pubblicate dagli account social dei brand, non a pagamento, non sono sanzionate allo stesso modo.
  • Le partnership con creator richiedono maggiore attenzione sul contenuto e sul formato della promozione.

Nel caso di Iceland, ad esempio, molte immagini di prodotti poco salutari restano visibili sul profilo Instagram del brand perché non sono annunci a pagamento.

Cosa devono fare i retailer per adeguarsi

I rivenditori devono rivedere creatività, brief per gli influencer e strategie digitali. Alcuni passaggi pratici:

  1. Verificare ogni contenuto con il modello di profilazione nutrizionale.
  2. Separare chiaramente campagne a pagamento e post organici.
  3. Formare i team social su cosa costituisce pubblicità vietata.
  4. Richiedere garanzie contrattuali agli influencer sui contenuti approvati.

Rispetto alle normative europee, il Regno Unito ha scelto un approccio particolarmente rigoroso.

Impatto sui consumatori e sulle campagne marketing

Il divieto punta a tutelare i giovani e a ridurre l’influenza della pubblicità sulle scelte alimentari.

  • Per i consumatori: meno promozioni mirate a prodotti ad alto contenuto di grassi, zuccheri e sale.
  • Per i marketer: maggiore necessità di creatività non collegata al prodotto HFSS.

Le recenti decisioni dell’ASA mostrano che le norme vengono applicate. Aziende e agenzie dovranno adeguarsi in fretta.

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