Rocchi chiama Gervasoni: le squadre non vogliono vedere quell’arbitro

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Un’intercettazione telefonica dell’aprile 2025 ha riacceso i riflettori su una vicenda che mescola arbitri, designazioni e sospetti di condizionamento. La conversazione coinvolge il designatore Gianluca Rocchi e il supervisore Var Andrea Gervasoni. Le parole registrate hanno spinto la Procura a ipotizzare un ruolo di Rocchi in una presunta frode sportiva.

Le frasi al centro dell’inchiesta e il loro peso

Nella telefonata, secondo gli inquirenti, emerge una frase che ha fatto discutere: “Loro non lo vogliono più vedere”. È proprio da questa espressione che il pm Maurizio Ascione avrebbe tratto parte dell’accusa a carico di Rocchi. Tuttavia, il soggetto indicato con il pronome rimane non identificato.

  • Gli investigatori interpretano il riferimento come una protesta contro l’arbitro.
  • La conversazione è datata aprile 2025, periodo immediatamente successivo alla semifinale di Coppa Italia.
  • Da quel colloquio la Procura sostiene una possibile influenza sulle scelte di designazione.

Il quadro: San Siro, la semifinale e i sospetti

I magistrati ricostruiscono che, nella serata della semifinale del 2 aprile a San Siro, alcuni dirigenti avrebbero espresso malumori riguardo alla conduzione dell’incontro. Da quell’incontro, sempre secondo l’accusa, sarebbe partita la segnalazione che ha poi raggiunto Rocchi.

Elementi che gli investigatori tengono in conto

  • La coincidenza temporale tra la protesta e la telefonata intercettata.
  • L’assenza di un nome preciso accostato al pronome “loro”.
  • La rapidità con cui venne poi designato lo stesso arbitro per una partita di campionato.

La designazione di Doveri per Parma-Inter

Nonostante il presunto malcontento, Daniele Doveri risulta designato per Parma-Inter appena tre giorni dopo la semifinale. Gli inquirenti sottolineano che le nomine non erano state blindate in anticipo. Si sarebbe infatti atteso l’esito della Coppa Italia prima di procedere.

Per la Procura, questa sequenza temporale può essere interpretata come anomala. Per ora si tratta di un elemento indiziario.

Chi sarebbe quel “Giorgio”: la pista interna al club

Nel dialogo intercettato compare anche un nome proprio: “Giorgio”. Gli investigatori ipotizzano si tratti di Giorgio Schenone, figura che nel club nerazzurro ricopre il ruolo di club referee manager.

  • Schenone ha un canale di comunicazione previsto con il referente Can.
  • L’accusa ritiene possibile che fosse lui a portare le rimostranze riguardo a Doveri.
  • Non c’è però, nelle intercettazioni, un collegamento esplicito che lo indichi con certezza.

La decisione del gip: niente proroga alle intercettazioni

Nel corso dell’estate 2025 il gip ha valutato il materiale raccolto. La decisione è stata di non concedere una proroga delle intercettazioni. Secondo il giudice, dalle conversazioni non poteva emergere altro di utile per attribuire nomi e responsabilità precise.

Il diniego ha limitato la possibilità di allargare la portata delle indagini sul presunto “loro”. Il fascicolo resta aperto e la Procura dovrà fare leva sugli altri elementi disponibili per rafforzare l’impianto accusatorio.

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