Vicenza: arrestato il gestore del finto teatro romano costruito con pietre invecchiate

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È finito dietro le sbarre l’uomo che per anni ha gestito il cosiddetto Anfiteatro Berico, un sito costruito ad arte per assomigliare a un antico teatro. La vicenda, tra visite a pagamento, battaglie giudiziarie e ordini di demolizione, riporta al centro il tema della tutela del paesaggio e delle frodi archeologiche.

Arresto eseguito e pena da scontare

Il gestore, identificato come Franco Malosso (anche noto come Von Rosenfranz), è stato portato in carcere alcuni mesi fa. La notizia è stata resa pubblica solo oggi. Deve scontare una pena di due anni e quattro mesi, sentenza definitiva dopo il pronunciamento della Cassazione del 2021.

La detenzione è stata disposta in esecuzione della sentenza che lo dichiara colpevole di reati legati all’edilizia e alla falsificazione di presunte opere antiche.

Che cos’era l’Anfiteatro Berico e dove si trova

La struttura si trovava ad Arcugnano, nelle colline vicino a Vicenza. Non si trattava di un reperto, ma di un manufatto recente costruito per sembrare antico. Per un periodo fu aperta al pubblico con visite guidate e eventi.

  • Biglietti: venivano venduti ingressi e visite, con tariffe che arrivavano anche a 40 euro.
  • Allestimento: gradinate e colonne in cemento rese “invecchiate”, statue in gesso e un laghetto artificiale.
  • Scopo: conquistare il riconoscimento di sito archeologico e attirare visitatori.

Elementi materiali e caratteristiche costruttive

Il teatro era realizzato con materiali moderni opportunamente lavorati per dare un effetto di antichità. Le pietre apparivano consumate, ma gli accertamenti tecnici mostrarono la recente esecuzione delle opere.

Componenti principali

  • Gradinate artificiali modellate come reperti antichi.
  • Colonne in cemento decorate per sembrare sculture storiche.
  • Statue in gesso e un bacino artificiale per ricreare atmosfera “archeologica”.

Il percorso giudiziario: dal primo grado alla Cassazione

Malosso fu condannato in primo e secondo grado per abuso edilizio e per la contraffazione di opere d’arte. La Cassazione ha respinto i ricorsi presentati dalla difesa e ha confermato la natura illecita delle costruzioni.

Le argomentazioni respinte

  • La richiesta di prescrizione per alcuni reati edilizi è stata considerata infondata.
  • La difesa aveva messo in dubbio il vincolo paesaggistico dell’area; la Corte ha negato questa tesi.
  • L’argomento secondo cui il falso fosse troppo grossolano per ingannare qualcuno non ha convinto i giudici.
  • La richiesta di pena più lieve è stata rigettata, così come la proposta di messa alla prova.

L’avvocato difensore, Marco Ellero, aveva chiesto soluzioni alternative alla detenzione. Quelle istanze non hanno avuto esito positivo.

Sanzioni amministrative e obblighi di ripristino

Oltre alla pena detentiva, a Malosso è stata inflitta una multa di 3.000 euro. Il tribunale ha anche ordinato il ripristino dello stato dei luoghi.

  • Demolizione delle strutture non autorizzate.
  • Ripristino della collina soggetta a vincolo paesaggistico.
  • Risarcimento dei danni al Comune e obbligo di ripristinare il terreno sbancato.

Accertamenti tecnici: cosa dimostrarono gli investigatori

Le indagini, avviate nel 2016, misero in luce l’assenza di titoli autorizzativi urbanistici e ambientali. I consulenti del tribunale descrissero l’opera come chiaramente recente.

Il tribunale del riesame di Vicenza, già nel 2016, sottolineò la factualità delle immagini e delle prove raccolte, ritenendo inoppugnabile la natura moderna del manufatto.

La scoperta e le reazioni immediate

L’annuncio della “scoperta” fu seguito da un’azione rapida delle autorità. I Carabinieri e la Procura di Vicenza effettuarono sopralluoghi e sequestrarono il sito pochi mesi dopo la prima segnalazione.

  • Prima segnalazione: ottobre 2016.
  • Sigilli posti poco dopo le verifiche.
  • Materiale promozionale ritirato: il consorzio turistico locale tolse dalla circolazione una guida che menzionava il sito.

Quale futuro per il sito e per il territorio

Resta incerta la sorte concreta dell’area. Gli atti giudiziari prevedono la demolizione e il ripristino, ma l’esecuzione pratica può richiedere tempo e risorse.

La vicenda ha acceso un dibattito locale sul controllo delle opere in zone vincolate e sulle garanzie per la tutela del patrimonio paesaggistico.

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