Cisgiordania: Israele espropria terreni per sito archeologico, scoppia la protesta

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L’Amministrazione Civile israeliana ha avviato l’esproprio di 320 dunam (32 ettari) intorno al sito archeologico di Herodium, in Cisgiordania, scatenando nuove tensioni su patrimonio, diritto internazionale e politica territoriale.

Dettagli sull’esproprio e motivazioni ufficiali

Le autorità israeliane hanno pubblicato la decisione di acquisire terreni attigui a Herodium, il grande complesso costruito da Erode il Grande.

Secondo la comunicazione ufficiale, l’obiettivo è la tutela e lo sviluppo del parco archeologico. L’Amministrazione Civile cita valutazioni tecniche condotte dall’ufficiale per l’archeologia e dal responsabile delle riserve naturali.

Queste valutazioni avrebbero indicato la necessità di regolare l’area per evitare danni ai resti.

Non è il primo intervento: a novembre era circolata l’intenzione di espropriare circa 1.800 dunam intorno a Sebastia.

Herodium: posizione storica e valore archeologico

Herodium sorge su una collina artificiale a sud-est di Betlemme.

Il sito è uno dei più significativi del periodo erodiano e fa parte dell’Area C della Cisgiordania, sotto amministrazione israeliana secondo gli Accordi di Oslo.

Oggi l’area è inserita in un parco nazionale e conserva tracce importanti dell’epoca romana e del regno di Erode.

La proposta di legge alla Knesset che alimenta il dibattito

Parallelamente all’esproprio, la Knesset discute una proposta che ridefinirebbe la gestione delle antichità in Cisgiordania.

Il disegno di legge, promosso dal deputato Amit Halevi del Likud, propone la creazione di un nuovo ente: l’“Autorità per il Patrimonio della Giudea e della Samaria”.

Nella notte tra il 12 e il 13 maggio il testo ha superato la prima lettura con 23 voti favorevoli e 14 contrari.

Il progetto dovrà ora tornare in Commissione Cultura per emendamenti prima delle successive letture.

Una votazione chiave è stata rinviata per mancanza di numeri nella maggioranza.

Cosa cambierebbe nella competenza sui siti archeologici

Oggi le funzioni archeologiche in Area C ricadono sull’ufficiale archeologico dell’Amministrazione Civile, dipendente dal COGAT e dal Ministero della Difesa.

La proposta sposterebbe queste competenze al Ministero del Patrimonio, guidato da Amichai Eliyahu, esponente di Otzma Yehudit.

I poteri attribuiti alla nuova autorità includono:

  • scavi e gestione dei siti;
  • supervisione delle ricerche archeologiche;
  • potere di acquisto ed esproprio di terreni;
  • applicazione di norme di tutela e controllo.

Il progetto contempla inoltre l’estensione della giurisdizione alle Aree B della Cisgiordania e, in alcune discussioni, anche alla Striscia di Gaza.

Critiche dal mondo accademico e organizzativo

L’associazione di archeologi Emek Shaveh ha definito il progetto «strumento politico» e non una tutela autentica.

Secondo l’organizzazione, la legge rischia di trasformare il patrimonio in leva per l’annessione.

Gli esperti hanno sottolineato che una politica seria di conservazione dovrebbe puntare su:

  • cooperazione con comunità locali e istituzioni scientifiche;
  • misure per prevenire saccheggi;
  • divieto del commercio illegale di antichità.

Questioni legali: diritto internazionale e pareri interni

Secondo interpretazioni prevalenti del diritto internazionale, l’occupante può solo effettuare scavi di salvataggio e operazioni di conservazione.

Azioni finalizzate a grandi scavi accademici o a sviluppi sistematici possono violare tali norme.

Anche la consulente legale della Commissione Cultura, Tami Sela, ha espresso dubbi.

Nel dossier indicato dai consulenti parlamentari si avverte che la legge segnerebbe il trasferimento diretto allo Stato di poteri di esproprio in Cisgiordania, applicabili anche ai residenti palestinesi.

Numeri e siti di rilievo nella Cisgiordania

L’Unità Archeologica dell’Amministrazione Civile conta oltre 2.600 siti censiti nella Cisgiordania.

Tra i luoghi più noti figurano:

  • Sebastia;
  • la Tomba dei Patriarchi a Hebron;
  • Tel Shiloh;
  • Qumran, dove furono trovati i Rotoli del Mar Morto;
  • la Basilica della Natività a Betlemme;
  • fortezze asmonee e palazzi erodiani.

Impatto sulle comunità locali e sulla ricerca

Gli studiosi mettono in guardia contro conseguenze sociali e scientifiche.

La centralizzazione del controllo potrebbe escludere le comunità locali dalle scelte sulla gestione dei siti.

Si teme inoltre un isolamento internazionale di Israele nel settore archeologico.

Possibili sviluppi politici

I sostenitori della legge parlano di tutela dell’identità storica e di protezione culturale.

Il deputato Amit Halevi ha giustificato l’iniziativa come risposta identitaria alla crisi politica e di sicurezza.

I critici vedono invece una strategia che può favorire l’estensione pratica della sovranità israeliana sui territori occupati.

Tra gli scenari emersi vi è la possibilità di rinominare l’ente in “Autorità del Patrimonio di Yesha”, con competenze che in futuro potrebbero coprire anche Gaza.

Elementi da monitorare

  • l’esito delle successive letture parlamentari;
  • gli eventuali ricorsi legali internazionali;
  • le reazioni delle comunità locali e delle istituzioni scientifiche;
  • la concreta implementazione degli espropri, come quello di Herodium.

Perché questa vicenda interessa oltre la storia

Dietro la gestione dei siti storici si intrecciano giurisdizione, identità nazionale e diritto internazionale.

La disputa su Herodium illustra come la tutela del patrimonio possa diventare terreno di confronto politico.

La mossa amministrativa e la proposta di legge restano elementi centrali di un dibattito destinato ad avere ripercussioni sul campo e nella diplomazia.

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