Testa di Medusa a Bagno a Ripoli sarà restaurata: era parte della Fonte della Fata Morgana

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Una preziosa scultura cinquecentesca torna sotto i riflettori: la celebre Testa di Medusa, proprietà del Comune di Bagno a Ripoli, è stata trasferita a Firenze per un importante intervento conservativo. L’operazione preannuncia il ritorno dell’opera nelle sue colline d’origine dopo anni di smarrimento e studio.

Il trasferimento a Firenze e gli esami preliminari

Questa mattina la scultura è stata condotta all’Opificio delle Pietre Dure, diretto centro di eccellenza nel restauro artistico. L’opera è ora nel laboratorio del Settore Materiali Lapidei in via degli Alfani.

Le prime attività prevedono studi diagnostici non invasivi. Tecniche moderne serviranno a ricostruire lo stato dei materiali e le alterazioni causate dal tempo.

  • Rilievi fotografici ad alta definizione.
  • Analisi chimico-fisiche delle patine.
  • Tomografie e mappature delle microfessure.

Attribuzione e contesto storico dell’opera

La scultura è attribuita alla bottega del Giambologna, e apparteneva al complesso della Fonte della Fata Morgana, a Grassina. Recenti ricerche la indagano anche come possibile Testa di Morgana.

Realizzata nel XVI secolo, la testa faceva parte del decoro della Fonte del Viandante. Il progetto originario mirava a creare un ambiente di acque e statue, voluto da Bernardo Vecchietti alla fine del Cinquecento.

Il ritrovamento e la restituzione

L’opera era stata sottratta illegalmente agli inizi del Novecento. Dopo anni d’assenza, è riapparsa sul mercato antiquario.

I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale l’hanno recuperata e riconsegnata al Comune, che ne detiene la proprietà insieme alla Fonte della Fata Morgana.

Piani espositivi: dove rivedere la scultura

Il Comune di Bagno a Ripoli intende rendere la testa nuovamente fruibile al pubblico. Tra le ipotesi principali c’è un’esposizione temporanea o permanente al Museo Nazionale del Bargello.

Nel frattempo, per conservare la memoria del luogo, nel Ninfeo verrà collocata una riproduzione dell’opera. Questa replica è stata realizzata con il sostegno di Artigianato e Palazzo.

Il valore dell’intervento e le fasi successive

L’intervento dell’Opificio non è solo conservativo. Vuole anche restituire dati storici utili alla ricerca. Gli specialisti lavoreranno in sinergia con il Comune per pianificare ogni fase.

Fasi previste del restauro

  1. Diagnosi e mappatura delle alterazioni.
  2. Pulitura selettiva delle superfici.
  3. Consolidamento delle zozzerie e delle lacune strutturali.
  4. Ricostruzione delle parti mancanti, se necessaria.
  5. Monitoraggio post-restauro e piano di conservazione.

Reazioni istituzionali e ruolo dell’Opificio

Il sindaco di Bagno a Ripoli, Francesco Pignotti, ha espresso gratitudine all’Opificio. Ha sottolineato come l’opera torni a vivere grazie alla collaborazione tra istituzioni.

La soprintendente dell’Istituto fiorentino, Emanuela Daffra, ha evidenziato l’importanza del lavoro tecnico-scientifico. Ha definito l’intervento un’opportunità per riportare la scultura al suo contesto originario.

Impatto culturale e turistico

Il recupero della Testa di Medusa non interessa solo gli esperti. Rappresenta un’occasione per valorizzare il patrimonio artistico locale.

  • Rafforza l’offerta culturale di Bagno a Ripoli.
  • Attira visitatori e studiosi sul territorio.
  • Favorisce progetti di tutela condivisa tra enti.

Documentazione e trasparenza del cantiere

L’Opificio si impegnerà a documentare ogni passaggio. Report tecnici e aggiornamenti scientifici accompagneranno il lavoro.

Questa prassi garantisce sicurezza giuridica e trasparenza verso la cittadinanza e il mondo accademico.

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