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- Un intervento conservativo che restituisce la scena
- Scoperte scientifiche: la spettroscopia a distanza
- Un documento d’archivio che cambia la lettura
- Iconografia: il sogno di Giacobbe riletto
- Il processo operativo e i soggetti coinvolti
- Tecnologie digitali e conservazione preventiva
- Visibilità e fruizione: il ritorno alla scena
Una tela ritrovata alla vista e ai colori: il grande dipinto di Valentin Lefèvre che decora la volta dello Scalone del Longhena a San Giorgio Maggiore ha completato il restauro. Nuove analisi e un documento archivistico inedito offrono chiavi di lettura rinnovate per un’opera rimasta a lungo parzialmente celata.
Un intervento conservativo che restituisce la scena
Il lavoro ha riportato in luce particolari cromatici e dettagli compositivi prima difficili da distinguere. L’opera, realizzata nel 1671, è stata restaurata in laboratorio e poi ricollocata nella sua cornice originale.
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- Dimensioni: circa 4,5 metri per oltre 2 metri.
- Posizione: volta dello Scalone del Longhena, complesso di San Giorgio Maggiore, Venezia.
- Periodo di esecuzione: 1671.
Scoperte scientifiche: la spettroscopia a distanza
Prima del restauro si è svolta una campagna di indagini scientifiche. La tecnica principale è stata la spettroscopia a distanza, impiegata per identificare pigmenti e stratigrafie senza contatto.
Chi ha partecipato alle analisi
- Mauro Missori, fisico del CNR, ha guidato la sperimentazione.
- Coinvolte l’Università Ca’ Foscari e il Centro Digitale ARCHiVe della Fondazione Giorgio Cini.
- Strumenti e metodi digitali hanno permesso mappature ad alta risoluzione.
Un documento d’archivio che cambia la lettura
Un atto inedito ritrovato negli archivi ha fornito indicazioni sulla committenza e sul contesto iconografico. Questa fonte ha permesso di ricollegare dettagli pittorici a motivazioni storiche precise.
- Conferma della destinazione originaria del quadro.
- Chiarimenti sulla simbologia della scala e degli angeli.
- Riferimenti a contratti e misure d’epoca.
Iconografia: il sogno di Giacobbe riletto
La scena raffigura l’episodio biblico a Bethel, con la celebre scala popolata da angeli. Il restauro ha reso più leggibili figure e contrasti chiaroscurali.
Ora è possibile osservare con maggior precisione:
- La disposizione degli angeli lungo la scala.
- La resa dei panneggi e delle fonti di luce.
- Simboli di elezione e discendenza suggeriti dall’artista.
Il processo operativo e i soggetti coinvolti
Il progetto di conservazione è stato finanziato e realizzato grazie alla collaborazione tra enti pubblici e imprese private.
- San Marco Group SpA: sostegno economico.
- Seres Srl: impresa veneziana incaricata del restauro.
- Paolo Roma: direttore dell’intervento conservativo.
- Laboratorio allestito presso la Fondazione Giorgio Cini.
Tecnologie digitali e conservazione preventiva
L’uso di strumenti digitali ha permesso documentazione e reproduzioni utili per il futuro. Le scansioni e i rilievi aiutano a monitorare lo stato dell’opera nel tempo.
- Mappature multispettrali per riconoscere pigmenti e vernici.
- Fotogrammetria per ricostruire la geometria della volta.
- Archiviazione digitale all’ARCHiVe per consultazioni future.
Visibilità e fruizione: il ritorno alla scena
Con il riposizionamento nella cornice pensata dall’architetto, il dipinto riconquista la sua funzione narrativa nello spazio monumentale. I visitatori possono ora cogliere meglio la complessità della composizione.
Il restauro non ha soltanto recuperato colore e forma. Ha anche riallacciato il dipinto al suo contesto originale, rendendo leggibile un capitolo artistico restaurato per il pubblico e gli studiosi.












