Autore del Cristo morto svelato a Firenze: restauro dopo l’alluvione 2025

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Presentata il 25 marzo 2026 a Firenze, l’opera del Cristo Morto della Pieve di San Martino a Sesto Fiorentino torna visibile dopo il restauro resosi necessario per i gravi danni subiti durante l’alluvione di marzo 2025. L’intervento ha restituito stabilità estetica e strutturale al gesso dipinto e ha inoltre permesso di attribuire l’opera a un artista finora poco indagato: Ferrante Zambini.

La presentazione a Officina Creativa LAB e il contesto dell’evento

La cerimonia si è svolta nella sede del Conventino Fuori le Mura – Officina Creativa LAB, inserita nel programma del Capodanno Fiorentino. L’evento ha messo in luce il lavoro congiunto tra istituzioni, restauratori e comunità locale.

  • Data: 25 marzo 2026.
  • Luogo: sala Masaccio, Officina Creativa LAB.
  • Opera: Cristo Morto, gesso dipinto proveniente dalla Pieve di San Martino.
  • Danno originario: alluvione di marzo 2025.

Chi ha operato sul restauro e come è stato svolto il lavoro

Il restauro è stato eseguito da Valentini Ventura Restauro d’opere d’arte, che ha curato tutte le fasi a titolo gratuito. L’azione è stata condotta sotto la direzione della Soprintendenza, con supervisione tecnica e scientifica.

Team e responsabilità

  • Graziella Cirri – storica dell’arte, alta sorveglianza per la Soprintendenza.
  • Francesca Leolini – funzionaria restauratrice, monitoraggio delle fasi operative.
  • Daniela Valentini – restauratrice in prima linea nell’intervento pratico.

Principali fasi del recupero

  • Analisi diagnostica e documentazione fotografica preventiva.
  • Rimozione del fango e detriti accumulati dall’acqua.
  • Riassemblaggio dei frammenti e consolidamento strutturale.
  • Stuccatura delle giunture e reintegrazione pittorica mediante velature.
  • Controlli finali per la stabilità e la leggibilità dell’opera.

Le scelte conservative hanno privilegiato la leggibilità storica dell’opera. Alcune lacune non sono state reintegrate per mancanza di elementi di riferimento.

Una nuova attribuzione: Ferrante Zambini e la datazione

Durante il restauro sono emerse evidenze che hanno permesso di attribuire il Cristo Morto allo scultore Ferrante Zambini (Reggio Emilia 1878 – Firenze 1949). L’opera è stata datata al 1930.

La scoperta arricchisce la conoscenza dell’attività artistica novecentesca a Firenze. Alcune opere di Zambini sono conservate alle Gallerie degli Uffizi, ma la sua produzione rimane in parte poco studiata.

Tipologia dei danni e interventi conservativi

La scultura presentava danni gravi causati dall’immersione e dal trasporto di materiali alluvionali. I principali problemi rilevati sono stati:

  • Imbibizione dell’impianto gessoso e sollevamento della pellicola pittorica.
  • Fratture e separazioni, con divisione longitudinale alla zona addominale.
  • Abrasioni diffuse e mancanze su mani e piedi.

Dopo la pulitura, i frammenti sono stati ricomposti e le superfici pittoriche reintegrate con velature più tenui, per non sovrascrivere l’originale. Alcune parti mancanti non sono state ricostruite per non compromettere la testimonianza storica.

Dichiarazioni e valori culturali emersi

La presentazione ha dato voce ai protagonisti del progetto. Tra le indicazioni più rilevanti:

  • Daniela Valentini ha spiegato le difficoltà tecniche e le scelte conservative adottate.
  • Graziella Cirri ha sottolineato come il restauro abbia permesso di “riscoprire” l’opera e di leggere una firma nascosta.
  • Don Daniele Bani ha evidenziato l’importanza religiosa e comunitaria della ricollocazione dell’opera.
  • Sara Biagiotti di Artex ha richiamato l’attenzione sul ruolo degli artigiani nella tutela del patrimonio.

Dove tornerà il Cristo Morto e quale sarà la sua funzione

L’opera sarà ricollocata nella cappella della Pieve dedicata a San Giuseppe, su un altare laterale. Questo garantirà la fruizione pubblica e devozionale.

La scultura recupera così una doppia valenza:

  1. Uso liturgico e devozionale, legato alla Settimana Santa e alle pratiche della tradizione.
  2. Valore storico-artistico, come testimonianza della cultura locale e del lavoro degli scultori novecenteschi.

Perché questo restauro è significativo per la comunità

L’intervento rappresenta più di un semplice recupero materiale. I punti chiave:

  • Ripristina l’accesso pubblico a un bene prima depositato e non visibile.
  • Rinnova l’attenzione su rischi legati a eventi calamitosi e sulla prevenzione.
  • Valorizza il contributo dei restauratori e degli artigiani fiorentini.
  • Aumenta la conoscenza su un autore come Ferrante Zambini e sul suo ruolo nella Firenze del Novecento.

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