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- Perché alcuni calciatori usano scarpini con il tallone bucato
- Che cos’è la sindrome di Haglund e perché conta
- Segni da non sottovalutare: sintomi tipici
- Come si arriva alla diagnosi e quali esami servono
- Strategie terapeutiche: dal rimedio conservativo all’intervento
- Consigli pratici per prevenire il problema e proteggere il tallone
Hai notato quello strano foro sul tallone degli scarpini di alcuni giocatori durante le partite? Non è un vezzo estetico né un semplice difetto della calzatura. Dietro quei buchi c’è spesso una questione medica precisa che spiega perché atleti di alto livello, dal campionato alle sfide internazionali, scelgono scarpini con l’apertura in corrispondenza del tallone.
Perché alcuni calciatori usano scarpini con il tallone bucato
Negli ultimi anni le telecamere hanno catturato immagini di calciatori famosi con gli scarpini “aperti” dietro. È successo in grandi tornei e nelle partite di campionato. Il motivo non è la moda. Molti operatori sanitari sportivi associano questa modifica a una risposta pratica a un fastidio al tendine d’Achille o all’osso del tallone.
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Giocatori come Pedro Neto, e in passato alcuni come De Rossi, Coutinho ed Elmas, hanno esibito scarpini con un foro o un’area sagomata nella parte posteriore. In campo, questo accorgimento riduce il contatto diretto e il possibile attrito sulla zona dolorante.
Che cos’è la sindrome di Haglund e perché conta
Definizione e meccanismo
La sindrome di Haglund è una deformità dell’apofisi calcaneare. Si crea una protuberanza ossea posteriore del calcagno che può sfregare contro la parte interna del tallone della scarpa.
Lo sfregamento irrita i tessuti circostanti, provoca infiammazione e può coinvolgere il tendine d’Achille o la borsa retrocalcaneare.
Perché è comune negli sportivi
- Ripetute sollecitazioni del tallone durante corsa e scatti.
- Uso di scarpini stringenti o con struttura del tallone rigida.
- Predisposizioni anatomiche come un calcagno pronunciato.
Segni da non sottovalutare: sintomi tipici
I sintomi si manifestano in modo distinto ma spesso progressivo. Nelle fasi iniziali troviamo fastidio localizzato e rossore. Se non trattata, la situazione può peggiorare.
- Dolore al tallone posteriore durante o dopo l’attività.
- Gonfiore e arrossamento in corrispondenza della protuberanza ossea.
- Sensazione di bruciore o punti dolenti al tocco.
- Limitazione nella mobilità del piede e fastidio con alcune scarpe.
È importante distinguere un’infiammazione leggera dal coinvolgimento del tendine d’Achille, che richiede attenzione specialistica.
Come si arriva alla diagnosi e quali esami servono
La valutazione parte dall’esame clinico. Il medico osserva la forma del calcagno e valuta il movimento del piede. In molti casi bastano radiografie per evidenziare la sporgenza ossea.
- Radiografia laterale del calcagno per vedere la protuberanza.
- Ecografia per valutare lo stato del tendine d’Achille.
- Risonanza magnetica se si sospetta un interessamento tendineo avanzato.
Strategie terapeutiche: dal rimedio conservativo all’intervento
La terapia si sceglie in base alla gravità dei sintomi e alla risposta ai trattamenti iniziali. Molti atleti rispondono bene alle misure conservative.
- Modifica delle calzature: scarpini con tagli o forme personalizzate per ridurre l’attrito.
- Ghiaccio e farmaci antinfiammatori per ridurre dolore e gonfiore.
- Fisioterapia mirata per migliorare la flessibilità del tendine d’Achille.
- Plantari o tacchette che alleggeriscono la pressione sul tallone.
Quando le misure conservative non sono sufficienti, si valuta l’intervento chirurgico. L’operazione mira a rimuovere la sporgenza ossea e a risolvere l’irritazione cronica.
Decisioni chirurgiche richiedono un bilancio tra tempi di recupero e necessità sportive del paziente.
Consigli pratici per prevenire il problema e proteggere il tallone
Alcune attenzioni quotidiane riducono il rischio di sviluppare o aggravare la condizione.
- Scegliere scarpe con adeguato supporto e materiale morbido sul tallone.
- Aumentare gradualmente carichi di allenamento e intensità.
- Eseguire esercizi di stretching per il tendine d’Achille.
- Controlli periodici con lo staff medico, soprattutto per chi ha dolore cronico.
Per gli atleti, in particolare, adattare le calzature può essere la scelta più immediata. Alcuni optano per scarpini modificati per evitare il contatto diretto con la protuberanza ossea.












