BrewDog: l’ex boss lancia Second Best, il nuovo marchio di birra

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James Watt torna sulla scena della birra con una nuova impresa e una promessa fatta agli ex piccoli soci di BrewDog. Dopo la cessione dell’azienda a Tilray e la perdita del valore delle loro quote, il cofondatore annuncia Second Best e un piano per restituire parte del valore perso.

Il nuovo progetto: Second Best prende vita

Watt ha ufficializzato la creazione di Second Best, un marchio pensato per tornare a produrre birra ma con un approccio molto diverso rispetto al passato. L’obiettivo dichiarato è semplice: puntare sulla qualità della lattina e costruire una comunità di consumatori più solida.

Perché gli ex investitori sono coinvolti

La storia che ha preceduto questo rilancio è nota. BrewDog aveva raccolto grandi somme attraverso campagne di crowdfunding. Molti piccoli investitori, detti equity punk, hanno visto il valore delle loro azioni annullarsi quando l’azienda è finita in amministrazione.

La proposta di risarcimento

  • Watt offre circa il 19,3% delle azioni di Second Best agli ex investitori.
  • La distribuzione sarà proporzionale alla quota posseduta in precedenza.
  • L’intento è creare un ritorno economico futuro e ripristinare fiducia.

Produzione e gamma: poche birre, molta attenzione

Second Best si concentrerà principalmente sulla vendita in lattina. Il piano iniziale prevede tre ricette:

  • Due pale ale.
  • Una lager.

La strategia è costruita su freschezza e controllo della qualità. Le lattine verranno riempite a temperature prossime allo zero e spedite in imballaggi isolanti.

Modello operativo: una beer firm senza impianto proprio

Contrariamente al passato, non è prevista subito la costruzione di uno stabilimento. Second Best funzionerà come beer firm, appoggiandosi a produttori terzi, in gran parte in Germania. Watt finanzia personalmente il progetto e limita l’espansione dei locali.

  • Apertura prevista di soli due pub specialistici: uno in Scozia e uno a Londra.
  • Produzione affidata a partner europei.
  • Distribuzione focalizzata sul mercato in lattina e sulle vendite dirette.

Una svolta rispetto al passato: meno show, più prodotto

Second Best rinuncia alle provocazioni pubblicitarie che caratterizzarono BrewDog nei suoi anni di ascesa. Watt promette una comunicazione più sobria e una concentrazione sulla birra stessa. L’intento è costruire fiducia attraverso il prodotto e il servizio.

Messaggi chiave di Watt e le sue motivazioni

L’imprenditore non nasconde la volontà di rimediare. Dice di sentire responsabilità verso chi aveva creduto nella prima avventura. Vuole creare un’attività capace di generare valore reale per gli ex soci e per la nuova comunità di clienti.

Il contesto di mercato: una scena cambiata

Il mercato della birra artigianale non è più quello di dieci anni fa. La pandemia ha ridotto il numero di consumatori più appassionati. La concorrenza è aumentata e i gusti sono cambiati. Watt ammette che il settore è mutato e richiede strategie diverse.

Prime reazioni e nodi da sciogliere

Le reazioni sul mercato e tra gli ex investitori sono tuttora in evoluzione. Alcuni vedono l’offerta come un passo verso la riparazione morale. Altri rimangono scettici, considerando i danni reputazionali subiti da BrewDog e la trasparenza necessaria per ricostruire la fiducia.

  • Il marchio originale ora è sotto la nuova proprietà, Tilray, dopo la vendita per 33 milioni di sterline.
  • La gestione dei locali e la riorganizzazione aziendale hanno lasciato scorie sul mercato del lavoro.
  • La possibilità di successo di Second Best dipenderà dalla capacità di Watt di dimostrare coerenza e qualità.

I fattori critici per il successo

Tra gli elementi che decideranno il destino di Second Best:

  1. La qualità costante delle ricette e della logistica a freddo.
  2. La trasparenza nella gestione delle azioni riservate agli ex soci.
  3. La capacità di ricostruire un personal brand segnato da controversie.
  4. L’efficacia nel trovare mercati e partner di produzione affidabili.

Quali sono le incognite rimaste

Resta da vedere quanto potrà pesare il passato sul futuro del progetto. La credibilità di Watt e la percezione pubblica saranno fondamentali. Anche la scelta di limitare i pub al momento apre dubbi sulla scalabilità del business.

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