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- Il finanziamento e l’avvio del progetto di restauro a Viterbo
- Le cause del degrado: infiltrazioni e danni ai dipinti
- Il patrimonio artistico: Vanni, Vespignani e il ciclo Liberty
- Chi coordina il lavoro: ruoli e competenze
- La ricerca scientifica al centro dell’intervento
- Tempistiche, obiettivi e prime fasi operative
Un nuovo capitolo per la chiesa di San Lazzaro a Viterbo: è partita la fase progettuale per il restauro dell’edificio e del suo ricco decoro pittorico. Dopo anni di danni provocati da infiltrazioni, enti e studiosi si sono messi al lavoro per salvaguardare opere e struttura, con l’obiettivo di riportare alla luce l’originaria qualità artistica del luogo.
Il finanziamento e l’avvio del progetto di restauro a Viterbo
Nel 2025 la Soprintendenza ha ottenuto un finanziamento ministeriale che ha reso possibile l’avvio ufficiale della progettazione. Il denaro pubblico servirà a pianificare gli interventi necessari per porre fine alle perduranti problematiche legate all’umidità e al degrado delle superfici pittoriche.
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Le cause del degrado: infiltrazioni e danni ai dipinti
Da anni la chiesa segnala il passaggio dell’acqua piovana nelle strutture superiori. Le infiltrazioni hanno provocato:
- distacchi di intonaco;
- deterioramento della pellicola pittorica;
- efflorescenze saline diffuse.
Questi fenomeni mettono a rischio soprattutto il grande ciclo in stile Liberty eseguito tra il 1890 e il 1895. Il valore storico e artistico delle decorazioni richiede ora indagini approfondite per individuare soluzioni durature.
Il patrimonio artistico: Vanni, Vespignani e il ciclo Liberty
La chiesa non è significativa solo per la struttura architettonica. L’edificio, influenzato nei restauri dall’architetto Virginio Vespignani, ospita un importante ciclo pittorico realizzato dal viterbese Pietro Vanni. Queste decorazioni, esempio del gusto Liberty locale, rappresentano l’elemento più vulnerabile dell’intervento.
Chi coordina il lavoro: ruoli e competenze
Sotto la direzione della Soprintendente Margherita Eichberg, nominata RUP, è stata incaricata la progettazione. Il gruppo di lavoro prevede la collaborazione di diversi esperti:
- Saverio Ricci – storico dell’arte, coordinatore scientifico;
- Damiano Amatore – architetto incaricato della progettazione;
- personale tecnico della Soprintendenza per il supporto operativo.
La ricerca scientifica al centro dell’intervento
La fase preliminare partirà dallo studio diagnostico delle superfici pittoriche. È stata attivata una collaborazione con il Laboratorio di Restauro dell’Università della Tuscia, diretto da Maria Ida Catalano e Paola Pogliani. Le attività previste includono:
- indagini stratigrafiche e analisi dei materiali;
- rilievi fotografici e documentazione scientifica;
- prove di compatibilità dei materiali di consolidamento;
- analisi delle cause di risalita e infiltrazione dell’acqua.
Questi studi mirano a definire tecniche conservative adeguate e interventi strutturali per prevenire il ritorno dei fenomeni degradativi.
Tempistiche, obiettivi e prime fasi operative
La progettazione rappresenta il passo iniziale di un percorso complesso. Gli obiettivi immediati sono:
- individuare le sorgenti delle infiltrazioni;
- stabilire priorità d’intervento sulle superfici più compromesse;
- elaborare un progetto esecutivo che integri conservazione e consolidamento.
Nelle prossime settimane sono attese le prime campagne diagnostiche. I risultati guideranno le scelte tecniche e definiranno il cronoprogramma dei lavori.












