Colombe del supermercato a prezzo choc: costano quasi il doppio dei panettoni

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Sono tornato nello stesso supermercato, con lo scontrino di dicembre ancora in tasca, e ho misurato con gli occhi lo scarto tra allora e oggi. Il panettone che compravamo per le feste pesa poco sul portafoglio rispetto a molte colombe sugli scaffali. Tra etichette colorate e varianti “gourmet”, il conto finale sorprende e fa sorgere domande sulle ragioni di questi aumenti.

Panettone vs colomba: cifre che raccontano uno sbalzo

A Natale il panettone industriale che avevo pagato costava 4,90€/kg. Oggi vedo colombe etichettate a cifre molto più alte. Non è solo una sensazione: alcuni prodotti superano i 11–12€/kg.

Il paragone è netto: stesso impasto di base, diversa forma e una glassa in più. Eppure il prezzo sale in modo marcato.

Analisi dei prezzi per marca: chi guida gli aumenti

La variazione non è uniforme. Alcuni nomi restano più contenuti. Altri, invece, hanno aumentato in modo significativo.

  • Maina, Balocco, Paluani, Melegatti: la base si è spostata verso i 6,45–6,90€/kg. Un balzo di circa 1,50€ rispetto all’anno precedente.
  • Bauli: nelle versioni più comuni si posiziona tra 6,90 e 8,00€/kg. Aumenti più moderati.
  • Tre Marie, Vergani, Galup (linee classiche): restano intorno a 13–14€/kg. Le versioni speciali costano molto di più.
  • Motta: la colomba “low cost” è sparita. Sono subentrate varianti firmate da chef come Bruno Barbieri, con cartellini che partono da 9,90€ per 900 g.

Un esempio che inganna il cartellino

Prendete la variante “cioccolato e pere” di una marca nota: venduta a 16,99€ per 880 g. La bilancia e la calcolatrice traducono il prezzo reale in 19,20€/kg. L’etichetta spesso non dice tutto.

Cosa dicono le norme: panettone e colomba a confronto tecnico

Per chi invoca maggiori costi produttivi, conviene consultare il Decreto Ministeriale del 22 luglio 2005. I requisiti per panettone e colomba sono simili.

  • Entrambi richiedono una materia grassa butirrica non inferiore al 16%.
  • Il panettone prevede circa il 20% di uvetta e canditi.
  • La colomba sostituisce questi ingredienti con scorze d’arancia candita intorno al 15% e aggiunge una glassa con almeno il 2% di mandorle.

In termini di materia prima, quindi, non c’è una differenza enorme che giustifichi rincari del 40%.

Nomi, confezioni e strategie di marketing che aumentano la bolletta

I produttori spingono edizioni speciali con nomi studiati per attrarre. Queste versioni sono spesso più leggere e più care al chilo.

  • La “Cioccolotta” di Maina: confezione da 750 g a prezzo promozionale di 6,50€. Questo equivale a 8,67€/kg.
  • Linee con nomi come “La Golosona” includono gusti come tiramisù, limoncrema o spritz. I prezzi salgono ancora.

Pistacchio e il lusso “Dubai Style”

Il pistacchio è diventato il new normal per giustificare prezzi elevati. La declinazione più esagerata è etichettata come “Dubai Style”.

Un prodotto di fascia alta può superare 26€/kg. Si paga il gusto, ma anche la retorica del prestigio.

Uova di Pasqua: rincari e l’effetto licenza

Il settore delle uova di cioccolato ha registrato aumenti costanti. Negli ultimi mesi la crescita è stata di circa il 7%, con un cumulo biennale vicino al +38%.

  • Prezzo medio del cioccolato con sorpresa: circa 58,00€/kg.
  • L’uovo Bauli standard per bambini si attesta intorno a 54,00€/kg.
  • Le versioni con licenze famose (personaggi e cartoon) schizzano oltre: esempio tipico 73,16€/kg.

Effetti su peso e composizione

Da un lato troviamo confezioni più leggere. Dall’altro, una maggiore presenza di creme e ripieni anestetizzanti. Il risultato è un prezzo al chilo che sale, mentre la quantità scende.

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