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- Il ritrovamento a Zogno: dove e come è stata trovata
- Caratteristiche dell’opera: una scultura lignea del Trecento
- La storia del furto: cosa accadde nel 1977
- Lavoro investigativo e strumenti utilizzati
- Il ruolo della banca dati del TPC nel recupero
- Cosa succede adesso: destinazione dell’opera e passaggi formali
- Impatto e importanza del recupero per il patrimonio
Una statua in legno raffigurante la Madonna con Bambino, trafugata quasi cinquant’anni fa dal Castello di Monselice, è stata rinvenuta a Zogno, in provincia di Bergamo. L’identificazione e il recupero coronano un’indagine condotta dai reparti specializzati dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale.
Il ritrovamento a Zogno: dove e come è stata trovata
I militari del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale di Venezia, in collaborazione con il Nucleo TPC di Monza, hanno individuato l’opera nel territorio bergamasco. L’attività è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Bergamo.
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- Luogo del sequestro: Zogno (BG).
- Reparti coinvolti: Nucleo TPC di Venezia e di Monza.
- Autorità giudiziaria: Procura di Bergamo.
Caratteristiche dell’opera: una scultura lignea del Trecento
Si tratta di una statua lignea attribuita all’ambito delle botteghe pisano-lucchesi vicine a Francesco di Valdambrino. L’opera risale al XIV secolo e rappresenta la Madonna con Bambino, tipologia molto diffusa nell’arte sacra medievale.
Dettagli stilistici e conservazione
La fattura rimanda a tecniche e stilemi delle botteghe toscane dell’epoca. Gli esperti hanno valutato lo stato di conservazione e le caratteristiche lignee per confermare l’autenticità.
La storia del furto: cosa accadde nel 1977
Il manufatto era stato sottratto il 10 marzo 1977 dal complesso allora noto come Castello Cini, sul territorio di Monselice, provincia di Padova. All’epoca fu presentata regolare denuncia alla stazione dei Carabinieri locale.
- Data del furto: 10 marzo 1977.
- Luogo del furto: Castello di Monselice (ex Castello Cini).
- Denuncia: sporta presso la caserma dei Carabinieri.
Lavoro investigativo e strumenti utilizzati
L’indagine si è avvalsa delle banche dati storiche e delle competenze scientifiche del Nucleo TPC. Le fotografie e le informazioni dell’epoca sono state essenziali per il riconoscimento dell’opera.
Collaborazioni e metodologie
- Confronto fotografico con archivi storici.
- Analisi stilistica degli esperti d’arte.
- Cooperazione tra reparti TPC e Procura.
Il ruolo della banca dati del TPC nel recupero
Le immagini della statua erano state inserite nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti. Questo archivio informatico è uno strumento chiave nel contrasto al traffico illecito di opere d’arte.
Oggi la banca dati contiene quasi otto milioni di manufatti censiti. Di questi, circa un milione è ancora segnalato come da ricercare.
Cosa succede adesso: destinazione dell’opera e passaggi formali
Dopo le verifiche e le formalità giudiziarie, la statua sarà restituita alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia. L’iter burocratico prevede accertamenti conservativi e la predisposizione per la riconsegna ufficiale.
- Accertamenti scientifici preliminari.
- Procedure di sequestro e inventario giudiziario.
- Restituzione alla Fondazione Giorgio Cini.
Impatto e importanza del recupero per il patrimonio
Il ritrovamento sottolinea l’importanza delle banche dati e della cooperazione tra forze dell’ordine e istituzioni culturali. Ogni opera recuperata rappresenta una porzione di storia tornata disponibile al pubblico e agli studiosi.












