Angelo-Meloni e il Vicariato in polemica: decoratore ha agito senza informare i responsabili

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Sull’angelo della cappella del Crocifisso nella basilica di San Lorenzo in Lucina si è aperto un acceso dibattito pubblico. La statua, ritenuta da molti somigliante a Giorgia Meloni, è al centro di controlli amministrativi dopo la nota diffusa dal Vicariato di Roma che attribuisce la modifica del volto a un intervento del decoratore.

Il Vicariato: intervento non comunicato agli enti competenti

Secondo la comunicazione ufficiale del Vicariato di Roma, la trasformazione del volto dell’angelo sarebbe stata un’iniziativa privata del restauratore. Gli altri soggetti coinvolti — la Soprintendenza Speciale di Roma, il Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno e l’Ufficio per l’edilizia di culto del Vicariato — erano stati informati solo di un intervento di recupero avviato nel 2023.

Quel restauro, nelle note scambiate tra gli enti, doveva limitarsi a operazioni conservative. La comparsa del volto con riferimenti somatici ha dunque sorpreso gli uffici. Il Vicariato ha promesso di avviare verifiche con il parroco, monsignor Daniele Micheletti, per chiarire la catena delle autorizzazioni.

La Soprintendenza valuterà se autorizzare il cambiamento

La palla passa ora alla Soprintendenza Speciale di Roma, chiamata a stabilire se il restauro abbia rispettato le norme sul patrimonio culturale. In caso contrario, l’angelo potrà essere riportato al suo aspetto originario.

Il possesso di chiese e cappelle ricade sul Fondo Edifici di Culto, ma per le opere d’arte si richiedono permessi specifici. La Soprintendenza verificherà documenti, comunicazioni e l’iter procedurale seguito.

Quali sono i profili giuridici: il riferimento all’articolo 169

Se l’intervento risultasse avvenuto senza le necessarie autorizzazioni, si aprirebbero profili di responsabilità amministrativa e penale. In particolare potrebbe essere rilevata la violazione dell’articolo 169 del Codice dei Beni Culturali.

  • L’articolo incrimina modifiche o restauri eseguiti senza permessi.
  • Prevede sanzioni e possibili conseguenze penali per chi ha eseguito o commissionato l’opera.
  • In caso di illeciti, è previsto il ripristino dello stato dei luoghi e ulteriori misure.

Passi pratici che ci si aspetta nelle prossime settimane

  • Ispezione tecnica da parte della Soprintendenza.
  • Esame della documentazione inviata nel 2023.
  • Audizione del parroco e del decoratore coinvolto.
  • Eventuale ordine di ripristino dell’opera.
  • Avvio di procedimenti amministrativi o penali, se necessari.

Il dibattito pubblico e l’impatto sulla tutela dei beni

L’episodio ha riacceso il confronto su tutela, restauro e autonomia dei professionisti. Molti osservatori sottolineano la necessità di trasparenza nelle procedure che riguardano opere d’arte sacra.

Altri commentatori hanno politicizzato il fatto per il suo senso simbolico. Le istituzioni culturali richiamano invece l’attenzione sulle regole tecniche e amministrative da rispettare per intervenire su beni vincolati.

I protagonisti e le responsabilità dichiarate

Elementi centrali del caso sono:

  • Il decoratore, indicato dal Vicariato come autore della modifica non autorizzata.
  • Il parroco, coinvolto nelle verifiche e destinatario delle richieste di chiarimento.
  • La Soprintendenza, organo competente a decidere sul valore storico-artistico e sulle misure correttive.
  • Il Fondo Edifici di Culto, proprietario dell’immobile e responsabile della gestione dei beni ecclesiastici.

Cosa monitorare adesso

Si attendono i risultati dell’istruttoria della Soprintendenza e le determinazioni del Vicariato. Le decisioni che seguiranno definiranno se l’angelo tornerà al suo aspetto precedente o se scatteranno sanzioni.

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