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- Perché quegli archivi contano per la storia dell’arte italiana
- La decisione che ha innescato la polemica
- Reazioni di studiosi, intellettuali e istituzioni
- La proposta del territorio: il Municipio I interviene
- Questioni legali e possibili rimedi amministrativi
- Impatto sulla ricerca e sul futuro degli archivi
- Attori coinvolti e prossime mosse
Un’ombra si è posata sugli archivi della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma: cartelle e scaffali che per decenni hanno nutrito studi e mostre rischiano di essere disgregati a causa di una decisione amministrativa che ha sollevato proteste e interrogazioni pubbliche.
Perché quegli archivi contano per la storia dell’arte italiana
Gli archivi della Galleria sono una miniera di documenti originali: lettere, fotografie, disegni e carteggi accumulati dai principali protagonisti dell’arte del Novecento.
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- Materiali che servono a tesi, mostre e ricerche internazionali.
- Fondi bioiconografici che documentano pratiche e relazioni artistiche.
- Archivi aperti al pubblico e punto di riferimento per studiosi stranieri.
Per anni la conservazione è stata assicurata dalla GNAMC; gli studiosi descrivono questi fondi come risorse insostituibili per comprendere autori come De Chirico, Guttuso, Morandi e altri.
La decisione che ha innescato la polemica
Da inizio 2024 gli archivi sono stati chiusi per lavori nell’ala interessata ai cantieri. Ma a far discutere è stata una comunicazione formale inviata dalla direzione della Galleria.
Secondo quanto riportato, la direzione avrebbe dichiarato la nullità di alcune donazioni storiche e invitato gli eredi a ritirare il materiale. In alternativa, veniva suggerito il trasferimento presso l’Archivio di Stato.
Contenuto della comunicazione
- Accertamento di vizi procedurali in alcuni atti di donazione.
- Invito agli eredi a riprendere i fondi o a destinarli altrove.
- Motivazioni addotte: ragioni di sicurezza e gestionale.
La scelta ha subito mobilitato il mondo accademico e culturale, preoccupato per la possibile perdita dell’unità e della disponibilità pubblica dei fondi.
Reazioni di studiosi, intellettuali e istituzioni
La presa di posizione più nota è stata quella della scrittrice Dacia Maraini, che ha denunciato la chiusura e la richiesta di restituzione come un colpo alla memoria collettiva.
- Studenti e docenti hanno segnalato tesi e ricerche bloccate.
- Storici dell’arte hanno messo in guardia contro la frammentazione dei fondi.
- Operatori del settore hanno evidenziato i costi e i rischi di contenziosi.
La questione è stata anche portata in Parlamento. Il deputato Matteo Orfini ha presentato un’interrogazione al ministero della Cultura per chiedere chiarimenti sulla legittimità degli atti e sulle misure per tutelare il patrimonio.
La proposta del territorio: il Municipio I interviene
Per contenere il rischio di dispersione, il Comune di Roma e il I Municipio hanno avanzato proposte concrete.
L’assessora alla Cultura del Municipio I, Giulia Silvia Ghia, ha offerto la disponibilità a ospitare temporaneamente i fondi in strutture comunali, come Villa Torlonia o l’Archivio storico capitolino.
Obiettivi dell’offerta municipale
- Garantire conservazione e gestione professionale.
- Mantenere accesso pubblico e continuità di consultazione.
- Evitarne lo smembramento fino al chiarimento amministrativo.
Ghia ha sottolineato che si tratta di una proposta di responsabilità istituzionale e non di una contesa tra enti.
Questioni legali e possibili rimedi amministrativi
Al cuore della disputa ci sono vizi formali che, secondo la direzione, invaliderebbero alcune donazioni. Di qui la necessità di valutare soluzioni praticabili.
- Sanatoria degli atti mediante integrazioni e convalide amministrative.
- Accordi transitori per la custodia presso enti pubblici locali.
- Procedure giudiziarie in caso di contenzioso tra eredi e istituzioni.
Molti osservatori suggeriscono di privilegiare il recupero dell’unità archivistica attraverso un riesame condiviso degli atti, piuttosto che procedere alla restituzione immediata dei materiali.
Impatto sulla ricerca e sul futuro degli archivi
La chiusura e l’incertezza amministrativa hanno già avuto effetti tangibili. Ricercatori hanno dovuto sospendere progetti e rivedere i piani di studio.
L’ex direttrice dell’Archivio GNAM, Claudia Palma, ha evidenziato il danno alla comunità scientifica e culturale. Il cantiere dell’Ala Cosenza, progettata da Mario Botta e finanziata per circa 15 milioni di euro, non ha ancora restituito spazi agibili.
- Interruzione temporanea delle consultazioni.
- Perdita di continuità per fondi che hanno valore aggregato.
- Rischio di nuovi costi legati a trasporti, conservazione privata o contenziosi.
Attori coinvolti e prossime mosse
La vicenda vede incrociarsi più soggetti: la direzione della Galleria, il Ministero della Cultura, il Municipio I, gli eredi e la comunità scientifica.
Le possibili mosse future comprendono verifiche tecniche sugli atti, iniziative politiche per semplificare la vicenda e accordi temporanei per custodire i materiali in sicurezza.
La posta in gioco rimane alta: preservare l’accessibilità e l’integrità di archivi che raccontano la storia dell’arte italiana del Novecento, evitando soluzioni che ne compromettano il valore come fonte primaria per le generazioni che studiano il passato artistico del Paese.












