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Un nuovo capitolo giudiziario si apre per il celebre Grand Hotel La Sonrisa, noto come il Castello delle Cerimonie. Dopo la sentenza definitiva della Cassazione, la famiglia Polese ha portato la controversia fino alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a Strasburgo, cercando vie legali internazionali per ribaltare o ridurre le conseguenze della confisca.
Perché la famiglia Polese ha scritto a Strasburgo
I legali dei Polese hanno scelto la Cedu per sostenere che lo Stato italiano avrebbe violato diritti protetti dalla Convenzione europea. La strategia punta meno a rivedere la decisione tecnica italiana e più a ottenere un giudizio sui profili procedurali e sui diritti fondamentali.
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- Obiettivo principale: verificare se la durata del processo sia stata contraria al principio di ragionevole durata.
- Altro punto chiave: tutela della proprietà privata e diritto a un equo processo.
- Effetto sperato: riconoscimento di una violazione della Convenzione e possibile risarcimento.
Cosa può (e non può) decidere la Corte Europea
La Cedu non annulla direttamente le sentenze dei tribunali nazionali. Il suo compito è valutare la conformità dello Stato agli obblighi internazionali stabiliti dalla Convenzione.
Limiti e potenziali esiti
- Non riforma la Cassazione, ma può condannare lo Stato per violazioni dei diritti.
- Può ordinare risarcimenti o misure riparatorie, lasciando allo Stato la scelta della modalità.
- Interventi pratici sul sequestro o sulla confisca richiederebbero passi successivi in Italia.
Le contestazioni alla base del contenzioso
Il procedimento è radicato in accuse di lottizzazione abusiva. I documenti processuali richiamano abusi edilizi che i difensori collegano a pratiche risalenti a decenni fa.
- 1979: presunti interventi edilizi all’origine delle accuse.
- 2011: prime contestazioni formali e apertura di iter giudiziari.
- Febbraio 2024: la Cassazione conferma la confisca della struttura.
I consulenti tecnici della difesa hanno prodotto perizie recenti che minimizzano gli impatti ambientali e paesaggistici, tese a ottenere la revoca della confisca davanti alla Corte d’Appello di Roma.
Gestione temporanea, numeri e conseguenze per il territorio
Il Castello non è stato spento immediatamente. Un provvedimento del TAR ha autorizzato la prosecuzione delle attività fino a una scadenza fissata, permettendo a struttura e personale di restare operativi.
- Termine provvisorio: attività consentite almeno fino a gennaio 2026.
- Dipendenti coinvolti: oltre 150 lavoratori a rischio in caso di chiusura.
- Indennità di occupazione: circa 29.879 euro al mese versati dalla famiglia Polese al Comune.
Il Comune di Sant’Antonio Abate ha già inserito l’immobile nella propria gestione patrimoniale. L’importo dell’indennità è in attesa di una verifica dall’Agenzia delle Entrate e potrebbe subire modifiche.
Quali sono i prossimi passi giudiziari e amministrativi
Il calendario processuale resta fitto. Tra ricorsi nazionali, valutazioni tecniche e il procedimento alla Cedu, molte date possono influenzare la sorte della proprietà.
- Decisione della Corte d’Appello su eventuali nuove perizie tecniche.
- Esame della Cedu sulla possibile violazione dei diritti della famiglia.
- Verifica dell’Agenzia delle Entrate sull’ammontare dell’indennità di occupazione.
Nel frattempo l’immagine del Castello rimane legata anche al mondo televisivo. I protagonisti sperano in un esito che consenta alla struttura di riconquistare parte del suo ruolo mediatico ed economico.












