Chalet Franz Kraler e Club Moritzino: il nuovo epicentro dell’ospitalità alpina

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Sulle pendici di Socrepes, una nuova esperienza alpina ha aperto le porte a dicembre: lo Chalet Franz Kraler – Club Moritzino è pensato come un luogo che unisce ospitalità, arte e design. La collaborazione tra le famiglie Kraler e Craffonara vuole superare il concetto tradizionale di rifugio. Qui si cerca un dialogo tra cucina, musica, moda e architettura, ispirato alle linee verticali delle Dolomiti.

Un hub culturale sulle piste: arte, musica e appuntamenti

Lo Chalet nasce con l’ambizione di essere molto più di un bar da sci. Si tratta di un punto di riferimento per chi cerca eventi e proposte creative.

  • Mostre temporanee e installazioni di arte contemporanea.
  • DJ set dal vivo e serate musicali curate per il pubblico internazionale.
  • Collaborazioni con brand fashion e luxury per presentazioni ed eventi privati.
  • Talk e incontri culturali che intrecciano territorio e tendenze globali.

Secondo i promotori, lo spazio deve favorire l’incontro tra pubblico e creatività. La formula punta a coinvolgere residenti, sciatori e appassionati d’arte.

Il gusto incontra la montagna: menù e filosofia gastronomica

La proposta gastronomica è affidata agli chef del Club Moritzino. Il menu vuole raccontare un territorio.

  • Piatti che combinano tradizione altoatesina e influenze mediterranee.
  • Ingredienti locali esaltati da tecniche moderne.
  • Scelte pensate per equilibrio tra comfort food e fine dining.

La cucina privilegia stagionalità e materie prime tracciabili. L’obiettivo è offrire un’esperienza che sappia essere contemporanea senza rinunciare alle radici.

Architettura che si ispira alle Dolomiti: materiali e forma

Il progetto è dello studio blueArch. Il concept dialoga con le montagne e con il paesaggio circostante.

Lo Chalet si sviluppa su quattro livelli. Due di questi sono ipogei, per ridurre l’impatto visivo.

  • Facciate in larice scuro che ricordano le stratificazioni rocciose.
  • Aperture vetrate pensate per riflettere il cielo e le cime innevate.
  • Tagli di luce che scandiscono i volumi e richiamano la verticalità dolomitica.

In cima, una terrazza panoramica in pietra dolomitica si affaccia sulle piste olimpiche della Tofana. È un osservatorio privilegiato per le gare e i panorami.

Spazi interni che stimolano i sensi: tessuti, metalli e pietra

Gli interni privilegiano materiali naturali e spesso recuperati. Il progetto mira a creare atmosfere tactile e visive.

  • Legno a vista e lana merino per calore domestico.
  • Ferro e pietra per contrappunto materico e robustezza.
  • Volumi sospesi e tagli di luce per enfatizzare le opere esposte.

La sala principale funziona da vero e proprio palcoscenico di luce e design. Un ambiente pensato per ospitare mostre e performance.

Sotterranei scenografici: la Wunderkammer e la clubroom sospesa

Scendendo ai livelli inferiori emergono soluzioni sceniche e sorprendenti. Il progetto contiene elementi teatrali e immersivi.

  • Una Wunderkammer che raccoglie oggetti e installazioni d’arte.
  • Una clubroom in cristallo sospesa che guarda il vuoto sottostante.
  • Una scala elicoidale in ferro che avvolge un grande braciere centrale.

Un’installazione a sorpresa è la macchina della neve indoor. Essa crea un’atmosfera invernale continua, con forte impatto visivo.

Arredi e dettagli: estetica alpina reinventata

Lo studio di design ha curato anche gli arredi. La linea scelta evita i cliché della montagna tradizionale.

  • Toni neutri e superfici opache per un effetto contemporaneo.
  • Materiali pregiati e soluzioni sartoriali per ogni elemento.
  • Assenza di stereotipi: niente trofei o pelli, ma un linguaggio moderno.

La combinazione crea un ambiente elegante, accogliente e al tempo stesso sperimentale.

La cantina sospesa: vino, vetro e luce

Tra gli spazi simbolo spicca la wine cellar sospesa, realizzata in vetro e acciaio. Ha una forte valenza scenica.

La cantina è appoggiata su una struttura che richiama gli intrecci lignei alpini. Offre degustazioni con vista sul vuoto.

Al centro, un nucleo luminoso in vetro colato su lastra specchiata funge da elemento iconico. L’opera è firmata da maestri vetrai veneziani.

Questo cuore di luce richiama le stalattiti e si vede da ogni livello, diventando un filo conduttore visivo dell’intero progetto.

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