Mostra sommario Nascondi sommario
Sono 23 i comuni che puntano al titolo di Capitale italiana della cultura 2028. Le candidature hanno acceso il dibattito sui piani culturali e sulle strategie territoriali. Ora la palla passa alla commissione che valuterà progetti, impatto sociale e sostenibilità economica.
La commissione che valuta le candidature
La selezione è affidata a una giuria composta da esperti indipendenti. A guidarla è Davide Maria Desario. Con lui lavorano professionisti chiamati a leggere i dossier e a misurare la concretezza delle proposte.
- Stefano Baia Curioni
- Vincenzina Diquattro
- Luca Galassi
- Luisa Piacentini
- Davide Rossi
- Vincenzo Trione
Masterchef perde colpi: il programma è ormai troppo prevedibile?
Philip Morris accelera: il futuro senza combustione è più vicino
Le candidature sono state inviate al Dipartimento per le attività culturali (DiAC). La giuria valuta coerenza progettuale, sostenibilità finanziaria e capacità di coinvolgimento delle comunità locali. Dalla prima analisi uscirà la lista delle città ammesse al passo successivo.
Criteri di valutazione e punti chiave
- Qualità del progetto culturale e originalità del tema.
- Impatto sociale e pianificazione territoriale.
- Sostenibilità economica e modello di governance.
- Capacità di attivare reti locali e internazionali.
- Progetti di rigenerazione urbana e inclusione.
Le 23 città in gara e i loro filoni tematici
Di seguito l’elenco delle candidature con il titolo scelto da ciascun comune. Ogni progetto racconta un’idea di cultura e sviluppo.
- Anagni (FR) – “Hernica Saxa. Dove la storia lega, la cultura unisce”.
- Ancona – “Ancona. Questo adesso”.
- Bacoli (NA) – “Il futuro parte da una scossa”.
- Benevento – “Attraversare l’invisibile”.
- Catania – “Catania continua”.
- Colle di Val d’Elsa (SI) – “Colle28. Per tutti, dappertutto”.
- Fiesole (FI) – “Dialoghi tra terra e cielo”.
- Forlì – “I sentieri della bellezza”.
- Galatina (LE) – “Il sogno dei luoghi”.
- Gioia Tauro (RC) – “La cultura è Gioia”.
- Gravina in Puglia (BA) – “Radici al futuro”.
- Massa – “La Luna, la pietra. Dove Tirreno e Apuane incontrano la storia”.
- Mirabella Eclano (AV) – “L’Appia dei popoli”.
- Moncalieri (TO) – “La periferia fa centro”.
- Pieve di Soligo (TV) – “Io Siamo”.
- Pomezia (RM) – “Dal mito di Enea alle città di fondazione”.
- Rozzano (MI) – “La cultura oltre i luoghi comuni”.
- Sala Consilina (SA) – “Un ponte tra storia e futuro”.
- Sarzana (SP) – “L’impavida. Crocevia del futuro”.
- Tarquinia (VT) – “La cultura è volo”.
- Unione dei Comuni della Città Caudina – “Terra futura. Europa abita qui”.
- Valeggio sul Mincio (VR) – “Coltiviamo le persone”.
- Vieste (FG) – “L’anima bianca della Puglia”.
Quali benefici porta il titolo alla città scelta
Essere Capitale italiana della cultura significa esposizione mediatica e opportunità concrete. Tra i vantaggi attesi:
- Visibilità nazionale e internazionale per attrarre turismo culturale.
- Maggiori possibilità di investimento pubblico e privato.
- Progetti di rigenerazione urbana e recupero di spazi.
- Programmi educativi nelle scuole e attività per i giovani.
- Creazione di reti culturali tra territori e operatori locali.
I dossier presentano programmi che spaziano da mostre e festival a interventi infrastrutturali. Molti puntano a lasciare un’eredità duratura e a ripensare il rapporto tra patrimonio e comunità.
Prossime mosse: audizioni pubbliche e selezione finale
Dalla valutazione emergeranno le dieci finaliste. Quelle ammesse sosterranno un’audizione pubblica davanti alla giuria. In quell’occasione le amministrazioni spiegheranno investimenti e piani operativi. Successivamente la commissione comunicherà la città vincitrice che potrà sviluppare il programma per il 2028.












