Capitale italiana della cultura 2028: scopri le 23 città in corsa

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Sono 23 i comuni che puntano al titolo di Capitale italiana della cultura 2028. Le candidature hanno acceso il dibattito sui piani culturali e sulle strategie territoriali. Ora la palla passa alla commissione che valuterà progetti, impatto sociale e sostenibilità economica.

La commissione che valuta le candidature

La selezione è affidata a una giuria composta da esperti indipendenti. A guidarla è Davide Maria Desario. Con lui lavorano professionisti chiamati a leggere i dossier e a misurare la concretezza delle proposte.

Le candidature sono state inviate al Dipartimento per le attività culturali (DiAC). La giuria valuta coerenza progettuale, sostenibilità finanziaria e capacità di coinvolgimento delle comunità locali. Dalla prima analisi uscirà la lista delle città ammesse al passo successivo.

Criteri di valutazione e punti chiave

  • Qualità del progetto culturale e originalità del tema.
  • Impatto sociale e pianificazione territoriale.
  • Sostenibilità economica e modello di governance.
  • Capacità di attivare reti locali e internazionali.
  • Progetti di rigenerazione urbana e inclusione.

Le 23 città in gara e i loro filoni tematici

Di seguito l’elenco delle candidature con il titolo scelto da ciascun comune. Ogni progetto racconta un’idea di cultura e sviluppo.

  • Anagni (FR) – “Hernica Saxa. Dove la storia lega, la cultura unisce”.
  • Ancona – “Ancona. Questo adesso”.
  • Bacoli (NA) – “Il futuro parte da una scossa”.
  • Benevento – “Attraversare l’invisibile”.
  • Catania – “Catania continua”.
  • Colle di Val d’Elsa (SI) – “Colle28. Per tutti, dappertutto”.
  • Fiesole (FI) – “Dialoghi tra terra e cielo”.
  • Forlì – “I sentieri della bellezza”.
  • Galatina (LE) – “Il sogno dei luoghi”.
  • Gioia Tauro (RC) – “La cultura è Gioia”.
  • Gravina in Puglia (BA) – “Radici al futuro”.
  • Massa – “La Luna, la pietra. Dove Tirreno e Apuane incontrano la storia”.
  • Mirabella Eclano (AV) – “L’Appia dei popoli”.
  • Moncalieri (TO) – “La periferia fa centro”.
  • Pieve di Soligo (TV) – “Io Siamo”.
  • Pomezia (RM) – “Dal mito di Enea alle città di fondazione”.
  • Rozzano (MI) – “La cultura oltre i luoghi comuni”.
  • Sala Consilina (SA) – “Un ponte tra storia e futuro”.
  • Sarzana (SP) – “L’impavida. Crocevia del futuro”.
  • Tarquinia (VT) – “La cultura è volo”.
  • Unione dei Comuni della Città Caudina – “Terra futura. Europa abita qui”.
  • Valeggio sul Mincio (VR) – “Coltiviamo le persone”.
  • Vieste (FG) – “L’anima bianca della Puglia”.

Quali benefici porta il titolo alla città scelta

Essere Capitale italiana della cultura significa esposizione mediatica e opportunità concrete. Tra i vantaggi attesi:

  • Visibilità nazionale e internazionale per attrarre turismo culturale.
  • Maggiori possibilità di investimento pubblico e privato.
  • Progetti di rigenerazione urbana e recupero di spazi.
  • Programmi educativi nelle scuole e attività per i giovani.
  • Creazione di reti culturali tra territori e operatori locali.

I dossier presentano programmi che spaziano da mostre e festival a interventi infrastrutturali. Molti puntano a lasciare un’eredità duratura e a ripensare il rapporto tra patrimonio e comunità.

Prossime mosse: audizioni pubbliche e selezione finale

Dalla valutazione emergeranno le dieci finaliste. Quelle ammesse sosterranno un’audizione pubblica davanti alla giuria. In quell’occasione le amministrazioni spiegheranno investimenti e piani operativi. Successivamente la commissione comunicherà la città vincitrice che potrà sviluppare il programma per il 2028.

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