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- Perché il Var non ha fermato l’offesa: il giudizio dell’opinionista
- Offese verbali e parità di trattamento nelle sanzioni
- Il fattore emulazione: perché la mancata punizione pesa sul pubblico
- Proposte concrete: scuse, educazione e riforma del codice
- Ruoli e responsabilità: cosa aspettarsi dalle società e dalla federazione
Massimo Mauro, ex centrocampista e oggi commentatore tv, ha reagito con durezza alla vicenda delle offese rivolte a Pilar Hermoso. Nel suo intervento solleva dubbi sul protocollo Var e invita a un cambio di rotta culturale nel calcio. Le sue osservazioni non si limitano a giudizi tecnici: chiedono gesti concreti e un segnale forte dalle istituzioni sportive.
Perché il Var non ha fermato l’offesa: il giudizio dell’opinionista
Mauro contesta la portata delle possibilità offerte dal Var. Secondo lui, il sistema non può essere una copertura per non intervenire quando emergono frasi lesive.
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Il rischio, dice Mauro, è che norme troppo rigide sulle categorie punibili lascino impuniti insulti di enorme gravità. Per lui, vedere ripetute certe espressioni è stato come subirle più volte.
Ribadisce poi che non si tratta soltanto di un episodio isolato. La reiterazione aumenta il danno percepito e genera disorientamento tra i tifosi.
Offese verbali e parità di trattamento nelle sanzioni
Mauro sostiene che non ci dovrebbe essere gerarchia tra tipologie di insulti. Se la bestemmia viene punita, anche altri insulti rivolti a persone care o donne dovrebbero esserlo.
- Per lui, una regola chiara e uniforme è necessaria.
- Non è disposto ad accettare che un’offesa rimanga impunita per mera lacuna normativa.
- Chiede che chi redige il codice disciplini con maggiore precisione linguaggi e contesti.
Non è una questione di ipocrisia, aggiunge: è questione di rispetto per chi subisce l’offesa.
Il fattore emulazione: perché la mancata punizione pesa sul pubblico
Mauro ricorda che i calciatori sono costantemente sotto gli occhi delle telecamere. Ogni gesto e parola viene ripresa e amplificata.
Se non arriva una risposta disciplinare, il messaggio che passa è pericoloso. La normalizzazione dell’insulto può generare imitazione tra giovani e tifosi.
Ignorare l’episodio, dice, rischia di essere più dannoso della singola parola pronunciata sul campo.
Proposte concrete: scuse, educazione e riforma del codice
Mauro non si limita alla critica. Avanza proposte pratiche per ridare senso alle sanzioni e alla responsabilità sociale dei calciatori.
Interventi che considera necessari
- L’impegno del giocatore a chiedere scusa di persona alla vittima.
- Programmi di sensibilizzazione nelle scuole per spiegare il significato delle parole.
- Una revisione rapida del codice disciplinare per includere insulti gravi al pari delle bestemmie.
Secondo l’ex calciatore, gesti pubblici e impegni concreti valgono più di un post sui social. Vuole vedere attenzione e tempo dedicati alla riparazione del danno.
Ruoli e responsabilità: cosa aspettarsi dalle società e dalla federazione
Mauro invita club e Figc a prendere posizione senza esitazioni. La mancata reazione istituzionale, osserva, equivale a una tacita legittimazione.
Serve chiarezza anche nelle procedure del Var. Le regole devono essere scritte per coprire un ventaglio più ampio di condotte inaccettabili.
Una parola non è neutra: in campo ha valore simbolico e sociale. Per questo la risposta deve essere rapida e nitida.












