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- Operazione e misure cautelari: cosa è successo a Succhivo
- Le tracce degli abusi: interventi iniziati nel 1958
- Elementi tecnici e perizia: l’impatto sulla geologia
- La discarica nascosta nella falesia
- Chi è sotto indagine e quali sono le ipotesi di reato
- Implicazioni per la tutela del territorio e i prossimi passi
Un vasto complesso turistico di Ischia è stato posto sotto sequestro dopo mesi di accertamenti. L’operazione, che ha coinvolto la Guardia di Finanza e la Procura di Napoli, fa emergere dettagli gravi su abusi edilizi e danni all’ambiente. La vicenda riguarda una porzione molto delicata della costa, e le indagini puntano il dito su interventi iniziati decenni fa.
Operazione e misure cautelari: cosa è successo a Succhivo
Gli accertamenti hanno portato al sequestro preventivo di un resort noto come Costa del Capitano. La struttura si trova a Succhivo, nel Comune di Serrara Fontana.
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L’intervento è stato eseguito dal Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza su ordine della Procura di Napoli, che ha coordinato la Sezione Edilizia e Ambiente.
Il complesso sequestrato si estende su circa 27.000 metri quadrati e comprende strutture ricettive affacciate sul mare.
Le tracce degli abusi: interventi iniziati nel 1958
L’inchiesta ha ricostruito una serie di lavori edili illegali che risalirebbero al 1958. Secondo gli investigatori, si tratta di modifiche continuative nel tempo.
Gli approfondimenti hanno rilevato la realizzazione di cavità e ambienti ricavati nella roccia, terrazze artificiali e cunicoli scavati nel costone tufaceo.
Tra le strutture ricettive c’era anche un ristorante di alta cucina. Si tratta de La Tuga, premiato con la guida Michelin dal 2020 al 2023.
Elementi tecnici e perizia: l’impatto sulla geologia
Un’analisi aerofotogrammetrica e vari sopralluoghi hanno documentato alterazioni permanenti delle formazioni rocciose.
I consulenti coinvolti hanno valutato le trasformazioni dell’orografia naturale. Tra loro figurano un urbanista e una docente di geologia ambientale dell’Università Federico II di Napoli.
Relazioni tecniche indicano che le opere abusive hanno compromesso la stabilità geologica del costone. Gli esperti segnalano un aumento del rischio di distacco delle masse rocciose.
Opere irregolari individuate
- Volumetrie artificiali non autorizzate.
- Cunicoli e aperture nella roccia viva.
- Terrazzi e scarpate costruiti senza permessi.
- Ambientazioni ricavate direttamente nel costone a picco sul mare.
La discarica nascosta nella falesia
Durante le attività di indagine, è emersa la presenza di una vasta quantità di materiali di risulta.
Gli accertamenti parlano di circa 200.000 metri cubi di rifiuti speciali non pericolosi accumulati lungo la falesia.
Secondo gli inquirenti, quei materiali sarebbero stati usati per creare ulteriori terrazzamenti e sostenere le opere edilizie abusive.
Chi è sotto indagine e quali sono le ipotesi di reato
Le indagini hanno portato all’iscrizione di otto persone nel registro degli indagati. Tra questi risultano i proprietari del resort e alcuni tecnici del Comune.
Le contestazioni avanzate dalla Procura includono reati ambientali e violazioni paesaggistiche.
- Lottizzazione abusiva su area demaniale marittima.
- Realizzazione di discarica abusiva in zona di protezione integrale.
- Delitti contro il paesaggio: distruzione, deterioramento e uso illecito di beni culturali o ambientali.
Implicazioni per la tutela del territorio e i prossimi passi
Il sequestro segna un episodio di rilievo nella lotta contro gli abusi su coste vincolate. Le autorità puntano a chiarire responsabilità penali e amministrative.
Le analisi tecniche, le audizioni e gli ulteriori controlli sul territorio saranno determinanti per valutare interventi di ripristino e misure di sicurezza.
La vicenda solleva interrogativi sulle pratiche edilizie nell’isola e sull’efficacia dei controlli negli anni.












