Pomodoro italiano sotto accusa: concorrenza sleale dopo la pasta

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L’Australia ha acceso i riflettori sull’export italiano di conserve di pomodoro. Un’indagine anti-dumping ha messo sotto accusa alcuni grandi marchi italiani, con ripercussioni possibili sul commercio e sulle relazioni tra Bruxelles e Canberra.

Le accuse e i soggetti coinvolti nell’inchiesta

L’organismo australiano che vigila sul commercio internazionale ha esaminato una denuncia arrivata dal gruppo SPC. Nel mirino sono finite quattro aziende italiane: De Clemente, IMCA, Mutti e La Doria. Secondo la fase preliminare dell’indagine, tre di queste avrebbero esportato conserve a prezzi ritenuti troppo bassi per il mercato australiano.
La Doria, invece, è stata esclusa dalle contestazioni nella relazione iniziale.

Cosa ha trovato l’autorità anti-dumping

L’analisi ufficiale rileva che alcune spedizioni dall’Italia sono state vendute in Australia a prezzi che potrebbero configurare dumping o forme di sovvenzione. La commissione ha inoltre stimato che questi prezzi hanno influito sui listini locali. Nello specifico, l’organo ha indicato un impatto sui prezzi dell’industria australiana compreso tra il 13% e il 24%.

Prezzi al dettaglio e confronto con i prodotti locali

  • I supermercati Coles e Woolworths avrebbero venduto lattine da 400 g di pomodoro a marchio proprio a circa 1,10 dollari australiani.
  • Il prodotto di SPC venduto sotto il marchio Ardmona risultava sullo scaffale a circa 2,10 dollari.

Effetti sull’industria australiana: difficoltà a quantificare il danno

Pur rilevando che SPC ha subito perdite di vendite, quote e margini, la commissione non è riuscita a misurare con precisione l’ammontare complessivo del danno all’intero settore. Il commissario ha suggerito in via preliminare che le importazioni italiane abbiano influenzato la situazione economica di SPC, ma non ha confermato un danno materiale all’industria australiana nella sua totalità.

Le reazioni delle parti interessate

  • SPC Global ha espresso delusione per il parere iniziale e ha ribadito l’impegno per una competizione corretta.
  • L’Italia, attraverso il proprio governo, ha definito la denuncia ingiustificata e priva di fondamento.

Perché i produttori italiani possono avere prezzi più bassi

L’indagine riconosce che i trasformatori italiani beneficiano di notevoli economie di scala. Lo scorso anno l’Italia ha lavorato circa 5,3 milioni di tonnellate di pomodoro. Il confronto con l’Australia è netto: gli operatori australiani hanno trasformato circa 438.000 tonnellate.
Questo divario consente agli impianti italiani di diluire i costi fissi su volumi molto maggiori. Ne deriva un vantaggio strutturale nel prezzo di vendita finale.

Implicazioni politiche e commerciali

L’Unione Europea ha avvertito che accuse basate su elementi incerti possono alimentare tensioni politico-diplomatiche. I timori riguardano anche l’effetto sulle trattative più ampie tra UE e Australia. In particolare:

  • Bruxelles teme ripercussioni sulla fiducia reciproca.
  • Canberra deve decidere se applicare misure di ritorsione o tariffe compensative.

Decisioni attese e calendario

La palla passa ora al Ministro dell’Industria australiano, Tim Ayres. Entro la fine di gennaio è prevista una scelta sulle possibili contromisure contro le importazioni italiane.
Il caso si intreccia con le negoziazioni per un accordo di libero scambio tra Australia e UE, ferme dal 2023 per divergenze sulle barriere agricole.

Scenari e possibili sviluppi

Le opzioni sul tavolo includono:

  • l’imposizione di dazi anti-dumping temporanei;
  • ulteriori approfondimenti probatori da parte delle autorità australiane;
  • pressioni diplomatiche e interventi a livello europeo per difendere gli esportatori italiani.

Qualsiasi decisione avrà effetti su filiere, prezzi e rapporti commerciali. Le prossime settimane saranno decisive per le aziende coinvolte e per i produttori australiani.

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