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- Il nuovo libro e la scelta di raccontare la vita privata
- Il travaglio: una nascita complicata e la corsa in sala operatoria
- Il post-partum: quando la gioia convive con la fragilità
- Matilde e l’acqua: il nuoto come sicurezza e passione di famiglia
- La quotidianità dopo la tempesta: immagini di serenità familiare
Federica Pellegrini rompe il silenzio sul privato con parole cariche di emozione, a poche settimane dall’uscita del libro scritto insieme al marito Matteo Giunta. In un’intervista racconta il parto, la lunga convalescenza e la fragilità del post-partum, offrendo uno sguardo intimo che può aiutare chi attraversa esperienze simili.
Il nuovo libro e la scelta di raccontare la vita privata
Il volume “In un tempo solo nostro” nasce come progetto condiviso tra la coppia. Durante l’intervista al Corriere della Sera, Federica ha deciso di svelare pezzi di vita che normalmente custodisce con riservatezza.
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La pubblicazione diventa così lo spazio per parlare di paure e di forza. Parlare apertamente serve a rompere tabù. Molte famiglie potranno riconoscersi nelle sue parole.
Il travaglio: una nascita complicata e la corsa in sala operatoria
Federica descrive un travaglio iniziato in modo anomalo. Contrazioni intense e dolorose già in fase di preparazione. La sequenza è stata così:
- tentativo di parto in acqua;
- somministrazione dell’epidurale;
- cesareo d’urgenza, deciso dopo la perdita temporanea del battito fetale.
Le ore successive sono state concitate. Due giorni di forte tensione, durante i quali l’intervento tempestivo del personale medico è stato determinante.
Il sostegno di Matteo Giunta durante la crisi
Matteo è rimasto accanto a Federica per tutto il tempo. La coppia sottolinea l’importanza del supporto reciproco nei momenti critici.
Lei racconta la sensazione di essere preparata dal punto di vista pratico, ma di aver trovato impreparabile l’intensità degli eventi reali.
Il post-partum: quando la gioia convive con la fragilità
I giorni dopo la nascita di Matilde sono stati segnati da affaticamento e da un forte turbamento emotivo. Federica parla di pianti improvvisi e di notti insonni.
Ha usato il termine “vicina alla depressione” per descrivere il periodo, specificando però che si è trattato di un baby blues e non di una depressione post-partum conclamata.
- stanchezza accumulata;
- pianti serali senza causa apparente;
- sensazione di essere sopraffatta nonostante l’affetto intorno.
Allattare è stato un sollievo emotivo. Anche se ha aumentato la fatica, quel contatto le ha dato conforto.
Segnali utili per riconoscere il baby blues
- umore altalenante nelle prime settimane;
- pianto frequente e improvviso;
- difficoltà a riposare o a riprendere energie.
Federica sottolinea l’importanza di chiedere aiuto. Non isolarsi è la prima regola per affrontare quei giorni.
Matilde e l’acqua: il nuoto come sicurezza e passione di famiglia
Oggi la famiglia sta meglio. La piccola Matilde ha cominciato a familiarizzare con l’acqua già a due mesi.
Per i genitori la pratica è legata alla sicurezza e alla conoscenza di un elemento che spesso mette in difficoltà. L’acqua diventa strumento di competenza e serenità.
Federica e Matteo vogliono trasmettere alla figlia la loro passione per lo sport, pur mantenendo un approccio protettivo e attento.
La quotidianità dopo la tempesta: immagini di serenità familiare
Sui social la coppia condivide momenti di normalità. Un’immagine recente mostra la famiglia raccolta sul letto, tra il marito, la figlia e il cane.
Quello scatto semplice racconta una verità: anche chi vive sotto i riflettori affronta gioie e difficoltà comuni.
Una famiglia unita, che cerca equilibrio tra cura reciproca e gestione delle emozioni nei primi mesi di vita della bambina.












