750 lecci alla Reggia di Caserta: residenti in rivolta contro l’abbattimento

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Un acceso dibattito circonda la Reggia di Caserta. La proposta di sostituire fino a 750 lecci secolari ha acceso proteste di comitati, associazioni ambientaliste e cittadini. La direzione del monumento invoca il rispetto delle scadenze legate ai fondi PNRR. Tra urgenze amministrative e tutela del paesaggio storico, la situazione resta complessa e molto sentita.

Perché si vorrebbero rimuovere i lecci della Reggia di Caserta

La Direzione della Reggia sostiene che molti esemplari del viale centrale siano sottoposti a un degrado tale da rendere necessaria la rimozione. L’intervento sarebbe collegato a un progetto cofinanziato dal PNRR nell’ambito della valorizzazione di parchi e giardini storici. Secondo la versione ufficiale, l’operazione permetterebbe di rigenerare la prospettiva vanvitelliana e di formazione per figure tecniche specializzate.

Il vincolo temporale imposto dai fondi ha spinto la direzione a presentare un cronoprogramma serrato. Questo elemento ha ingigantito la contestazione pubblica, poiché molti temono che la fretta possa prevalere sulla prudenza tecnica e conservativa.

Perizie a confronto: i numeri che non convincono

Sono state avanzate valutazioni molto diverse sullo stato di salute degli alberi. Gruppi indipendenti e consulenti della Reggia offrono diagnosi discordanti.

  • Consulenti della Direzione: sostengono che circa 750 alberi richiedano interventi e sostituzioni.
  • Studio Benecon: il consorzio universitario, guidato da Carmine Gambardella, ha stimato che solo il 6,9% dei lecci presenti mostri un degrado tale da giustificare l’abbattimento.
  • Perizia delle associazioni: tecnici agronomi e forestali, operando su autorizzazione della direzione, hanno rilevato che la percentuale di piante da eliminare non supera il 10%.
  • Osservazioni LIPU: Matteo Palmisani, dopo aver esaminato circa cento piante, non ha riscontrato condizioni estreme nelle piante ispezionate.

Queste rilevazioni sollevano dubbi sulla proporzione dell’intervento proposto. Diverse analisi sul campo e strumenti diagnostici hanno prodotto risultati che confliggono con la relazione tecnica originaria.

Impatti storici e ambientali del taglio massiccio

La rimozione di filari storici rischierebbe di alterare l’aspetto originario del parco progettato da Luigi Vanvitelli. La perdita visiva dei due filari centrali è vista come una ferita al valore identitario della Reggia.

Dal punto di vista ambientale, la sottrazione di centinaia di alberi avrebbe conseguenze locali sulla qualità dell’aria. L’area è densamente popolata e vicina a scuole e strutture sanitarie. Per questo motivo, molti esperti sottolineano l’importanza di valutare l’impatto sanitario oltre che estetico.

Posizioni delle istituzioni e pareri tecnici

Le autorità coinvolte hanno espresso riserve e raccomandazioni. La Soprintendenza di Caserta e Benevento ha sottolineato il rischio di perdita dei valori storici e paesaggistici. Ha suggerito che ogni sostituzione sia condotta in modo graduale per limitare il danno all’armonia originaria.

Il Comitato tecnico-scientifico del Ministero della Cultura ha dato un parere favorevole di massima. Tuttavia, ha enfatizzato l’alto impatto ambientale e suggerito una realizzazione diluita, su un orizzonte temporale indicato intorno ai 18 mesi.

Anche il dibattito parlamentare è entrato nel merito. Il deputato Gianpiero Zinzi ha presentato un’interrogazione al Ministro della Cultura per sollecitare una revisione della strategia e la salvaguardia dell’immagine del sito.

La mobilitazione delle comunità e dei comitati locali

Comitati civici e associazioni ambientaliste hanno battezzato il piano come “progetto Attila”. Si è costituito il Gruppo di lavoro 31 agosto per mettere in campo azioni tecniche e legali a sostegno della tutela degli alberi.

  • Richieste di ulteriori verifiche scientifiche.
  • Richieste di sospensione dell’intervento fino al confronto tecnico.
  • Proposte di monitoraggio partecipato e misure di manutenzione non invasive.

Tempi PNRR e il dilemma tra urgenza finanziaria e conservazione

I vincoli di spesa del PNRR impongono scadenze strette. Se il progetto non dovesse partire entro termini stabiliti, i fondi rischierebbero di essere revocati.

Questa pressione economico-amministrativa entra in conflitto con le esigenze dell’archeologia del paesaggio. Gli esperti ricordano che gli interventi su giardini storici richiedono spesso tempi lunghi e fasi sperimentali.

Soluzioni proposte e percorsi alternativi

Più voci tecniche auspicano un approccio meno drastico e più condiviso. Tra le proposte emerse:

  • Sostituzioni scaglionate per rispettare il paesaggio e ridurre l’impatto visivo.
  • Istituzione di un tavolo tecnico di consultazione con agronomi, architetti del paesaggio, associazioni e rappresentanti istituzionali.
  • Programmi di cura mirata, consolidamento delle chiome e trattamenti fitosanitari prima di decidere per l’abbattimento.
  • Monitoraggio a lungo termine con campagne di diagnostica strumentale e controlli periodici.
  • Piani di comunicazione per informare cittadini e turisti sull’evoluzione degli interventi.

Ipotesi operative suggerite

  • Avviare prove pilota su tratti limitati del viale.
  • Valutare la possibilità di innesti o trattamenti radicali non distruttivi.
  • Prevedere aree di compensazione vegetale con specie compatibili.

La proposta di Emilia Cangiano, presidente dell’Ordine degli agronomi di Caserta, è quella di aprire immediatamente un confronto tecnico aperto. L’obiettivo è trovare soluzioni che coniughino vincoli finanziari e responsabilità conservativa.

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