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Viernes, 03 de Septiembre de 2010
 
     
25/02/2007 | Actualidad

Italiani in fuga dal Venezuela

Timori causati dalla politica di Chavez

CARACAS.- E` fuga dal Venezuela di Chavez. Nel solo 2006 il consolato italiano di Caracas ha emesso 13mila passaporti, con una media di 50 al giorno. A rivelare la voglia di lasciare il Paese guidato da Hugo Chavez è un`inchiesta condotta da "La Stampa". Il motivo? Il timore che, dopo la nazionalizzazione delle imprese energetiche e telefoniche, Chavez possa rivalersi contro la proprietà privata, compresa quella delle case.

E nel prossimo futuro la situazione potrebbe peggiorare. "Solo a gennaio la crescita di emissioni di passaporti è stata di almeno il 20% in più rispetto allo scorso anno", ha confermato alla testata torinese un alto funzionario dell`ambasciata italiana a Caracas. Gli italiani residenti in Venezuela, secondo il "Rapporto italiani nel Mondo 2006" della Fondazione Migrantes sono 73.128.

Le code al consolato italiano (ma anche a quello spagnolo) - scrive il quotidiano - sono aumentate nelle scorse settimane, in coincidenza con l`attribuzione dei pieni poteri da parte del Parlamento venezuelano a Chavez. "Con il populismo di Hugo Chavez - si sfoga l`italo-venezuelano Daniel, laureato in ingegneria con tanta voglia di fare un master, `magari alla Bocconi di Milano` - il mio Paese non mi può offrire più nulla".

Già alle 8 del mattino in avenida Mohedano, nel quartiere esclusivo de La Castellana, si può vedere la lunga fila di persone che attende il proprio turno per entrare nella sede diplomatica italiana. Due giovani neolaureati hanno creato il sito www.aemigrar.com, che rappresenta un vero e proprio vademecum per chi da Caracas sogna di trasferirsi a Roma, Madrid e New York.

Michele Castelli, punto di riferimento per l`Istituto italiano di Cultura a Caracas e ordinario di linguistica e dialettologia all`Universidad Central de Venezuela, non è tra quelli che torneranno in Italia ma non nasconde le preoccupazioni per le analogie che vede tra il Venezuela di oggi e la Cuba degli anni 60. "Il timore di esprimere opinioni che riscontrai all`Avana all`epoca - racconta - oggi si sta trasferendo qui, ma è soprattutto l`incertezza del futuro economico e politico a far sì che molti, soprattutto giovani, se ne vogliano andare".

Fonte: www.tgcom.mediaset.it

 


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